Foto Giancarlo Colombo

ZONA MISTA – Doppio tricolore per Milano

Berlino? Eliud Kipchoge? No. Il keniano che si è imposto nella maratona sotto la porta di Brandeburgo, non l’ho visto. Ho letto un gran bel servizio su La Gazzetta dello Sport a firma di Pierangelo Molinaro.

Il fine della settimana è stato dedicato ai societari di Jesolo, località veneziana che nei mesi estivi è la mecca del turismo di massa. Nei giorni di sabato 26 e domenica 27 ha visto almeno 2000 persone che hanno a che vedere con la nostra disciplina, arrivare da tutta Italia per l’assegnazione dello scudetto tricolore.
Lo stadio dedicato alla memoria di Armando Picchi, battuto da un vento contrario non indifferente è stato il teatro delle operazioni.

Un’atletica in pista lontano dai clamori dei grandi meeting (che in Italia ahimè si possono contare sulla punta di una mano), dove per una volta conta il risultato di squadra, che in atletica difficilmente è considerato.
L’atletica è espressione d’individualità, ma noi che viviamo in una nazione che deve fare sempre di più i conti con i risultati di squadra (leggi: calcio, basket, pallavolo e rugby), discipline che si annoverano nel cosiddetto sport-gioco, si praticano con l’aiuto di una palla, piccola, media, grande, ovale.

Per una volta è stato bello vedere le squadre lottare con il coltello tra i denti, fare i conti di quanti punti c’erano di vantaggio o di distacco. A fregiarsi del titolo italiano la Riccardi in campo maschile e la Bracco Atletica in quello femminile: Milano uber alles dunque.

Milano che nella palla rotonda soffre e non poco, che nel basket non gira più di tanto, per non parlare del rugby dove non ha più una squadra nel massimo campionato, trova la volontà di vincere i titoli nell’atletica, grazie allo spirito di abnegazione degli uomini che dirigono i due club milanesi.

La Riccardi taglia il traguardo per la quinta volta consecutiva, mentre la Bracco vince per la prima volta, dopo 13 edizioni che avevano visto il successo dell’Acsi Atletica di Roma.

Grande il lavoro di Sergio Tammaro che ha impugnato il bastone del comando definitivamente dopo la scomparsa di papà Renato avvenuta lo scorso aprile e dei tecnici che hanno saputo portare al successo (6 primi posti) Aramis Diaz, 41 anni, italo cubano primo nei 400 e nei 400 acca, Mach di Palmestein (110hs), Jamel Chatbi (3000s.), Giovanni Galbieri (100) e la 4×100 (Dentali, Anceschi, Cattaneo, Galbieri).

Nel sodalizio femminile guidato da Franco Angelotti si ergono a protagoniste la giovane Casati (3000s), Trapletti (marcia), la 4×400 (Mazza, Battaglia, Alberti, Maffioletti).
Tutte le ragazze della Bracco nata dalle ceneri della Camelot, provengono dal settore giovanile, l’unica eccezione Elena Brambilla che si è immolata rimettendoci un tendine (ricoverata in ospedale) proprio all’ultima gara della sua carriera chiusa con due titoli italiani nell’alto, ma a ogni buon conto portando punti decorosi (terza) per la vittoria della team in maglia rossa.

L’atletica estiva torna in letargo, ora spazio, alle corse su strada che reggono bene il cartellone grazie al supporto (tassa d’iscrizione) degli amatori, e più in là con il cross.

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