Così lo stress fa ingrassare

Così lo stress fa ingrassare

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Nei periodi più intensi o emotivamente impegnativi è facile lasciarsi andare a tavola e mettere su peso. Vediamo quali sono i motivi per cui lo stress fa ingrassare e come possiamo porvi rimedio.

Perché le persone stressate tendono a mangiare di più e a scegliere cibi meno sani? Ed è solo questo il motivo per cui chi è sotto stress tende a ingrassare (oggi si parla addirittura di stress-induced obesity)?
Uno degli effetti immediati dello stress è quello sul metabolismo.

Il nostro sistema nervoso si attiva di fronte a ciò che percepisce come una minaccia, un pericolo o una sfida impegnativa. In questi casi, gli ormoni dello stress preparano l’individuo a lottare o a fuggire, liberando nel sangue il glucosio immagazzinato nel fegato e nelle fibre muscolari. Una reazione del tutto appropriata di fronte a minacce acute, concrete e temporanee: un animale feroce, una tribù ostile, un incendio.

Lo stress fa ingrassare: un meccanismo ancestrale

Se dovessimo trovarci a tu per tu con una tigre dai denti a sciabola questo sistema ci permetterebbe di utilizzare istantaneamente le migliori fonti energetiche disponibili. Come una vettura bi-fuel che deve sfuggire a un inseguitore, noi passeremmo immediatamente dal diesel (acidi grassi) alla benzina super (glucosio).
È un meccanismo molto efficace, perché reagisce ai pericoli aumentando la glicemia, così da innalzare l’energia metabolica disponibile.

Tuttavia questo sistema così ingegnoso oggi presenta delle criticità. Negli ultimi diecimila anni il contesto in cui viviamo – e le minacce che lo popolano – sono completamente mutati e tale sistema non ha fatto in tempo ad adattarsi.

Gran parte degli stressor che oggi ci affliggono non sono più infatti minacce concrete e temporanee come la tigre dai denti a sciabola (temporanea perché il processo per il quale si sopravvive o si soccombe alla belva dura comunque pochi istanti). Al contrario, sono quasi sempre cronici e immateriali oppure legati a relazioni continuative: il capoufficio, la suocera, il timore di fallire, la paura del terrorismo, gli effetti della pandemia…

Questa situazione fa sì che la glicemia nel nostro organismo tenda a essere stabilmente elevata per l’azione cronica degli ormoni corticosteroidi. Le conseguenze portano alla sindrome metabolica, un quadro clinico che include: obesità addominale, valori anomali dei lipidi nel sangue, pressione sanguigna elevata, resistenza insulinica, predisposizione alle trombosi e agli stati infiammatori. L’esito successivo è lo sviluppo del diabete, a causa dell’aumento della resistenza insulinica.

Ci sono moltissimi studi che dimostrano come l’insorgenza del diabete sia legata, oltre che ad abitudini alimentari
inappropriate, anche alla gestione inefficace dello stress (in particolare quello psicologico).  Diversi
studi suggeriscono l’ipotesi che l’alterata resistenza insulinica comprometta anche il funzionamento della leptina, l’ormone che controlla il senso di sazietà.

Lo zucchero, consolazione effimera

Reagire in modo istintivo agli eventi percepiti come negativi, ovvero attuare una cattiva gestione dello
stress, rappresenta quindi un fattore potente nell’aumento di peso. Anche perché il disagio da stress spinge a comportamenti nutrizionali inadeguati: lo scopo di tali atteggiamenti sta nel ricercare un effimero e momentaneo benessere emozionale attraverso una vera e propria manipolazione biochimica del cervello.

In altre parole, cerchiamo di compensare lo stato di disagio con un piacere momentaneo che costerà caro
nel lungo termine. Il mangiare dolci o cibo spazzatura per compensare le amarezze della vita è un comportamento diffuso e ben noto a tutti. Anni fa un celebre libro di William Dufty aveva lanciato l’allarme sulle forme di dipendenza psicofisica dagli alimenti basati sullo zucchero.

Il meccanismo biochimico sottostante la ricerca di dolci, ad esempio, oggi è perfettamente conosciuto. L’assunzione
massiccia di cibi molto zuccherati provoca l’intervento dell’insulina, che favorisce la produzione a livello cerebrale di
serotonina e di beta-endorfine: questi sono mediatori cerebrali in grado di non farci sentire il dolore e di donarci una sensazione di euforia e onnipotenza (compensative delle frustrazioni e dello stress appena ricevuti). Più la persona è debole, incapace di elaborare lo stress e vulnerabile, maggiore sarà la tentazione di innescare il meccanismo zucchero-alta glicemia-insulina-serotonina ed endorfine-senso di benessere. Ciò porta a un circolo vizioso. L’aumento di peso quindi non è colpa dello stress se questo viene inteso come un elemento estraneo contro il quale siamo impotenti, ma dipende molto dai comportamenti che noi scegliamo (consapevolmente o meno) di attuare in risposta a ciò che percepiamo come minaccia.
Ancora una volta, quindi, le cose dipendono in gran parte da noi.

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