Sogni da runner, perché sognare è un allenamento

Di: Daniele Menarini

Ci sono cascati tutti, anche i più grandi. Anche per questo è una parola difficile da gestire.Da Shakespeare a Freud, da Kurosawa a Fellini, che dell’onirico
ha fatto l’essenza stessa della propria produzione. Di sogni sto parlando, perché “sogni” è la parola-architrave di questo numero di agosto.
C’è uno speciale che vi attende da pagina 20: “Sogni da runner, mostruosi, ma non del tutto proibiti” lo abbiamo intitolato, forse anche perché erano quelli i giorni in cui era mancato il Grande Qualunque, Paolo Villaggio, che ci ha insegnato a fare i conti ridendo con la nostra mediocrità.

O forse anche perché, nel mio personalissimo “tommasiano” e striminzito taccuino di spettatore al cinema, Fai bei sogni di Marco Bellocchio, dall’omonimo romanzo di Massimo Gramellini, è una delle pellicole da salvare di questa stagione che con l’estate sfumerà in dissolvenza.

La prima idea dello speciale mi balenò in testa durante uno dei servizi dedicati, negli anni, alla Marathon des sables: raccogliemmo le testimonianze degli italiani che la portarono a termine. Veloci o lenti, erano tutte persone che erano partite da un sogno: tagliare il traguardo di quella gara mitica. Si erano visti là e avevano cominciato a progettare di traghettare quel sogno nella realtà. Con consapevolezza, con l’adeguata lentezza che quel progetto richiede, avevano poi acceso un mutuo mentale risparmiando soldi e coraggio e costruendo la mentalità giusta per affrontare la competizione, quella mentalità che è l’unico materiale obbligatorio
non elencato nell’apposita lista delle cose senza le quali l’organizzatore, Patrick Bauer (ospite in esclusiva su Correre di aprile), non lascia partire nessuno.

L’idea si era fatta poi più impellente da quando Leonardo Soresi aveva portato penna e scarpette, ma soprattutto se stesso, dentro i canyon infuocati della Western States, la madre di tutto il mondo ultratrail, e ne era tornato con la fibbia impagabile di finisher. Il suo altrettanto impagabile servizio trasmetteva un messaggio preciso: ci sono cose che non potrai mai fare se prima non le hai sognate.

Poi rileggo un’ultima volta Correre di agosto e mi accorgo che il concetto di “Sogni da runner” tracima oltre gli argini delle 18 pagine dello speciale per percorrere come un fiume in piena tutta la rivista. Perché i sogni da runner in realtà sono tanti. Ogni volta che qualcuno comincia a correre o appende ancora
una volta un obiettivo nel progetto di una nuova stagione, dentro c’è un sogno da runner.

A volte anche la normalità è un sogno. È così per i corridori, ma più in generale per tutte le persone, che vivono nel Centro Italia che ormai un anno fa venne abbattuto dal terremoto.
L’altro dossier di questo numero è dedicato proprio alla passione dentro al cratere: grazie alla conoscenza del territorio di Paolo Sinibaldi (Abruzzo), Luca Uccellini (Umbria) e Luca Cassai (Marche) abbiamo trattato l’anniversario “alla Correre”, con lo spazio che tutte le società, famose e non, e tutte le manifestazioni, famose e non, meritavano. È il nostro marchio di fabbrica.

Fate bei sogni, quindi, in quel che resta di questa estate 2017, che come sempre vi auguro vi sia amica.
Fate sogni da runner. Vanno bene tutti.
Anche sognare, in fondo, è un allenamento: ci alleniamo a non accontentarci.