Sara Fantini e il martello, amore a prima vista

Sara Fantini e il martello, amore a prima vista

18 Agosto, 2022
Foto Francesca Grana

Conosciamo meglio Sara Fantini, primatista italiana e medaglia di bronzo ai Campionati Europei nel lancio del martello

«Se all’inizio della stagione mi avessero detto che avrei conquistato il bronzo agli Europei ci avrei messo la firma. Per come è andata la stagione, stasera potevo fare di più. Non ho dato il meglio, purtroppo succede».
Così Sara Fantini fidentina allenata da Marinella Vaccari (la stessa allenatrice di Ester Balassini) analizza il terzo posto raggiunto agli Europei di atletica leggera a Monaco.

« Analizzaremo a freddo questa gara per capire cosa non sia andato per il verso giusto. Sono contenta della stagione, non di stasera, in cui potevo e volevo fare di meglio, ma le altre sono state più brave».

Conosciamo più da vicino questa atleta azzurra che proprio ad Ester Balassini ha sfilato in giugno il record italiano (73,59) resistito ben 17 anni portandolo a 75,77.

Ecco come l’allenatrice Marinella Vaccari e la stessa Sara Fantini si raccontavano a Francesca Grana sulle pagine di Correre.

Il lancio più femminile

«Prima degli anni ’90 le donne il martello non lo lanciavano, e pensare che invece è il lancio più femminile perché si basa su ritmo, armonia e forza veloce. Non ci sono più i lanciatori ciccioni di una volta, oggi sono più simili ai velocisti» spiega Marinella Vaccari, tecnico cresciuto nel CUS Bologna e oggi braccio destro del gruppo sportivo Carabinieri.

Sara Fantini e Ester Balassini due atlete diversissime

«Ester era più forte, ma Sara è un’agonista. A Ester dovevo dirlo io di mangiarsi le avversarie, perché era stata educata a essere fin troppo umile e rispettosa. Sara è più sicura di sé, e ci vuole, perché quando entri in gabbia devi dare il meglio.»

Ester Balassini e Sara Fantini con Marinella Vaccari, coach di entrambe

Sara Fantini sportiva ancora prima che lanciatrice

«Ho sempre fatto sport, ma prima dei 15 anni mi ero rifiutata di andare al campo di atletica perché era dove avevano passato la vita i miei genitori» ci racconta Sara Fantini, fidentina nata nel 1997, figlia d’arte di Corrado Fantini, finalista olimpico del peso nel 1996, e Paola Iemmi, specialista delle prove multiple e giavellotto.

Martello, amore a prima vista

«Col martello fu amore a prima vista: riuscii a fare il minimo per i campionati italiani anche solo coi preliminari, mentre col disco continuava a sfuggirmi. Più mi allenavo e più mi piaceva, perché è un tipo di preparazione molto più a 360° di tante altre specialità: c’è forza, acrobatica, velocità, salti, balzi, propriocezione, lavori con elastici, in disequilibrio… tanti esercizi che ti aiutano ad avere percezione del tuo corpo nello spazio, dei tuoi limiti e delle tue potenzialità. Mi piace l’idea di essere atleta, oltre che fare l’atleta: poter contare su un corpo che mi permette di fare tutto, proprio perché ne ho consapevolezza» spiega Fantini.

«Il primissimo a seguirmi fu Valter Cino, poi quando iniziai a specializzarmi nei lanci passai con mia mamma, che a sua volta si fece affiancare da Nicola Vizzoni per un paio d’anni. Con lui ero passata da tre a quattro giri, ma sentivo che la sua tecnica non si adattava alle mie caratteristiche e così decidemmo di affidarci a Marinella Vaccari, perché la Balassini ce la ricordavamo ancora come la lanciatrice tecnicamente migliore.»

Una fiducia cieca

«Inizialmente mi spostavo a Bologna solo un paio di volte a settimana per gli allenamenti di tecnica: era poco ma i miglioramenti si erano subito notati e la stagione 2016 era stata soddisfacente. Quando poi a fine 2017 entrai nei Carabinieri, decisi di trasferirmi a Bologna per allenarmi sempre con Marinella e quell’anno passai da 62 a 68 m, ho una fiducia cieca nel percorso intrapreso con lei.»

Campionati Europei di atletica leggera 2022, Monaco (GER) 15-21.08.2022, Olympiastadion

Un riferimento, non un’avversaria da battere

«Con Ester Balassini non sono mai entrata in competizione, anche perché aveva già smesso quando io ho iniziato. Abbiamo un rapporto amichevole e giocoso, ci conosciamo da quando ero bambina perché mio papà era il suo comandante in Fiamme Gialle. Marinella ed Ester sono ancora molto legate, sono contenta di essermi riuscita a inserire senza destabilizzare il loro rapporto, non era scontato.»

Un anno da (non) dimenticare

«Di momenti decisivi ce ne stono stati tanti. Il 2018 fu un anno turbolento, con parecchi problemi personali e familiari che mi convinsero ad allontanarmi da casa. Ai cambiamenti momentanei mi abituo subito, ma per quelli a lungo termine ho bisogno di più tempo e dei miei spazi, in più sapevo che il trasferimento in caserma a Bologna sarebbe stata la scelta migliore dal punto di vista professionale. Inizialmente con Marinella ci furono anche degli scontri, perché entrambe abbiamo un carattere forte e nessuna le manda a dire, ma riconosco che ero una ragazzina che doveva crescere.»

«Quell’anno presi pure la mononucleosi, insomma, una stagione che proprio non mi era piaciuta. Però servì a farmi prendere consapevolezza delle mie responsabilità, a costruire una persona in grado di superare le sfide con meno paure e meno aggressività. Se il 2018 è stato l’anno peggiore della mia vita, nel 2019 mi rifeci col record italiano U23. Oggi il rapporto con Marinella è molto positivo perché siamo riuscite a superare difficoltà legare al nostro carattere, tiriamo fuori la grinta per andare avanti come team, tipo nonna e nipote, ora ci vogliamo proprio bene.»

Una ragazza fortunata

«È la sensazione più bella quando riesci a portarti a casa quello che hai creato e aggiustato in campo. So di essere fortunata perché sono circondata da un team di persone che mi permette di essere sempre me stessa, dentro e fuori dal campo, non solo come atleta».

Qualcosa in più sul lancio del martello

Entrato nel panorama agonistico internazionale femminile soltanto nel 1995, il lancio del martello è una delle discipline più tecniche dell’atletica leggera: un mix di forza, coordinazione e precisione tanto difficile da eseguire quanto appagante se ben riuscito.

Dopo aver compiuto alcune rotazioni, gli atleti devono scagliare il più lontano possibile il cosiddetto “martello”: una sfera metallica collegata a un’impugnatura tramite un cavo d’acciaio.

Peso e dimensione dell’attrezzo variano a seconda della categoria e del sesso; a livello assoluto parliamo di 7,260-7,285 kg per gli uomini e 4-4,025 kg, per le donne. 

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