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Salute del runner: gli infortuni più frequenti. Primo: distorsione alla caviglia

Foto: 123rf
Fortunatamente si tratta spesso di un infortunio di lieve entità, ma non sempre è così. La classica distorsione si presenta in molte varianti. Le più frequenti da un punto di vista statistico sono quelle che interessano le strutture legamentose. Nei casi più sfortunati si può verificare una frattura.

Se fosse possibile ricondurre a una matrice unica tutte le dinamiche che sfociano in un infortunio, suggerirei di mettere sotto accusa l’atteggiamento mentale che non ci fa pensare ai nostri limiti. La passione alimenta la voglia di fare sempre più, in allenamento, ma anche nel momento agonistico, ma quel “sempre più” espone a rischi di infortunio, che sono sempre dietro l’angolo, soprattutto se lo sport che amiamo non è proprio il nostro mestiere, perché lo viviamo da appassionati dopo o prima del lavoro, non da professionisti. Siamo fatti così, e forse l’unica cosa utile per noi è attrezzarci mentalmente per affrontare correttamente l’eventuale infortunio e svolgere una riabilitazione-recupero, almeno in quel caso, senza avere fretta.

Distorsione alla caviglia, l’infortunio più frequente

Tra gli infortuni più frequenti tra gli sportivi figura in prima linea la distorsione della caviglia. Fortunatamente si tratta spesso di un infortunio di lieve entità, ma non sempre è così. La classica distorsione si presenta in molte varianti. Le più frequenti da un punto di vista statistico sono quelle che interessano le strutture legamentose (ad esempio: i legamenti crociati del ginocchio o i tendini): 

• nelle distorsioni in inversione (cioè con il piede all’indentro) è il legamento peroneo-astragalico anteriore ad essere danneggiato più frequentemente. Se la forza applicata al momento del trauma è molto importante, il danno anatomico rischia di proseguire interessando anche altri legamenti e le strutture ossee; 

• nelle distorsioni in eversione (cioè quando il piede scivola all’esterno e la gamba all’interno), è il legamento deltoideo il primo a subire il danno, ma possono essere coinvolte anche altre strutture legamentose così come il tendine del tibiale posteriore. 

Nei casi più sfortunati si può verificare una frattura. In relazione a questa ipotesi non rara è necessario un controllo radiologico da eseguire entro breve tempo. 

infortunio caviglia
Cosa fare dopo una distorsione 

Se nel caso di una possibile frattura è importante effettuare un accertamento radiologico, per verificare invece l’importanza di un danno legamentoso può rivelarsi utile un’ecotomografia: questo esame ha maggior attendibilità proprio quando la caviglia è ancora gonfia, perché si evidenziano eventuali lesioni legamentose. Anche la risonanza magnetica è un accertamento che fornisce precise indicazioni diagnostiche.

La terapia

Come primo approccio terapeutico l’applicazione locale della borsa del ghiaccio è utile perché limita il versamento articolare e periarticolare. La scelta della terapia adeguata, però, va preceduta da una diagnosi che inquadri il tipo di danno anatomico. Se è opportuna l’applicazione di uno stivaletto in gesso nei casi di frattura, potrebbe essere necessaria anche la terapia chirurgica nei casi di frattura scomposta.

Quando sono interessate le strutture legamentose, l’interpretazione del danno è assolutamente fondamentale anche in relazione al tipo di sport praticato e all’età. Una lesione parziale del peroneo-astragalico anteriore in chi corre merita senz’altro un periodo di immobilizzazione articolare con un tutore per almeno dieci giorni che favorisca la cicatrizzazione. Nel caso di una lesione completa, deve essere presa in considerazione anche l’ipotesi di una pronta sutura chirurgica, soprattutto nel caso di un soggetto giovane che, altrimenti, si troverebbe portatore di un’instabilità cronica nel continuare l’attività sportiva. 

Ricreare la stabilità

Nelle instabilità croniche, cioè nelle situazioni in cui vi sono stati ripetuti episodi distorsivi e la caviglia non garantisce più una soddisfacente tenuta, è necessario un intervento per ricreare un’adeguata stabilità. In questi casi, i tempi di recupero sono più lunghi e l’immobilizzazione dell’articolazione è di circa un mese, i cui primi quindici giorni sono in scarico. 

Nelle distorsioni banali con una modesta reazione infiammatoria, nelle quali le strutture legamentose hanno subito solo un iper-stiramento, può essere sufficiente un bendaggio funzionale per una decina di giorni. 

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