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Running e quarantena: voci dall’Argentina

Di: Saverio Fattori

In questi tetri e interminabili giorni mi sono imbattuto in alcuni post Facebook di Lorenzo Guarnieri, co-autore di bel documentario su Giorgio Calcaterra, il tassista volante, l’uomo delle centinaia di maratone e un personale di poco superiore alle 2 ore e 13 minuti, plurivincitore della 100 km del Passatore, ennesima classica del podismo che quest’anno probabilmente slitterà.

Ora Lorenzo lo ritrovo in Argentina e con queste parole:
“QUARANTENA BUENOS AIRES /GIORNO 3
Ragazzi e ragazze, amiche e amici runners italiani/e, mettetevi l’anima in pace: qui con il lock down (o quarantena fate voi) non si può proprio correre, il dibattito neanche si pone, se ti beccano per strada mentre corri ti arrestano e basta.
Lo dico a chi vive in città, statevene a casa e basta, ve lo dice un innamorato viscerale della corsa ma che di fronte all’attuale situazione capisce che è inutile indignarsi più di tanto…
Per il momento, qui in Argentina, in tre giorni già più di 3.000 persone sono state messe in stato di fermo e purtroppo, sebbene il presidente Fernández ancora lo neghi, non è da escludere che venga decretato lo stato d’assedio per garantire il rispetto delle misure di isolamento sociale obbligatorio. Fate uno sforzo, allenatevi in altro modo. Forza e coraggio”.

Decido di contattarlo, di Sudamerica e Coronavirus ne sento parlare poco, nella foto di Facebook vedo che ha attrezzato una terrazza tra muri bianchissimi e antenne, versione Spiderman, è un discreto amatore, appassionato da sempre alla corsa, vanta personali dignitosi (3 ore e 18 nella maratona di Buenos Aires, 36’50” sui 10.000 m, sotto i 5’ nel miglio) e non ha mai rinunciato agli allenamenti, la corsa è la compagna fedele di sempre tra Italia e Argentina. Finora naturalmente…

Lorenzo come la stanno prendendo in Argentina questa emergenza?

«La stanno prendendo molto seriamente, siamo all’ottavo giorno di quarantena, la gente deve restare in casa propria e il Presidente Alberto Fernández, che ha emanato il DNU (Decreto de Necesidad y Urgencia) è stato molto chiaro nella conferenza stampa: non ha esplicitato che la gente non potrà andare a correre, ma sostanzialmente le uniche ragioni per le quali si potrà uscire di casa sono per andare a comprare generi alimentari, farmaci o per urgenze specifiche relative alla salute propria o di familiari, le piccole eccezioni per i bisogni di animali domestici e il deposito di immondizia. Poi ci sono categorie di lavoratori che naturalmente hanno i permessi per decreto, come ovunque, rimangono aperti i quioscos, punti vendita che vendono un po’ di tutto quindi fanno parte della filiera alimentare, ma quasi tutte le attività chiudono alle otto di sera, quindi è un vero e proprio coprifuoco. Contrariamente a quanto accade in Italia i giornali non escono e le edicole sono chiuse».

Quindi competizioni bloccate da subito?

«Già verso il 10 marzo le prime misure importanti: concerti e spettacoli annullati e, già in precedenza, erano state cancellate tutte le corse podistiche, anche quelle in calendario ad aprile. Le principali manifestazioni cittadine, la maratona e la mezza maratona, si corrono tra agosto e ottobre, quindi in teoria ci sarebbe ancora speranza, anche se personalmente credo che il 2020 sia tutto perduto. La maratona di Buenos Aires sta crescendo tantissimo, ormai si attesta sui 15.000 partenti. Plaza San Martín, piazza ubicata nel quartiere centrale di Retiro, è il principale scenario del Cross urbano nocturno, una corsa molto particolare che si tiene regolarmente ogni primo sabato del mese: 5 chilometri su un percorso di 1.400 m da fare tre volte più un ultimo tratto di 800 m, percorso impegnativo che prevede salita e discesa di scalinate e altri saliscendi. È una manifestazione che adoro ma ora come ora…».

Quindi per podisti e camminatori tempi durissimi…

 «Naturalmente, anzi, mi pare che la prima persona posta in stato di fermo nel Paese è stata proprio un signore che stava correndo a La Plata, una città a 60 km da Buenos Aires. Poi a Santa Fe, un altro amatore attorno ai quarant’anni. Noi podisti sembriamo nel mirino, spesso la nostra passione ci spinge a passi falsi».

E le reazioni dell’opinione pubblica a questi episodi?

«I commenti che si possono leggere sui social, anche tra gli appassionati di running, sono quasi unanimemente di condanna: qualificano questi podisti come idioti che mettono a repentaglio la salute pubblica nonostante ci possano essere tutte le attenuanti del caso, tipo uscire da soli e in zone isolate, rispettando le distanze… eppure quasi nessuno è disposto a perdonare».

«Ma non solo, c’è un rigetto quasi generale per quelle esibizioni di corse bizzarre in ambienti ristretti, le corse avanti e indietro sui terrazzi, per esempio, anche perché, dicono, è facile incorrere in infortuni vista l’irregolarità della falcata e altre insidie».

E tu che ne pensi?

«Io quando abitavo a Roma correvo quasi sempre sull’Appia Antica, molto lontano dal contesto urbano, e correvo ore e ore senza incrociare anima viva, lì non si sarebbe generato nessun problema di assembramento, ma nei grandi centri urbani come Buenos Aires i podisti hanno abitudini ben radicate, quindi si ritroverebbero negli stessi luoghi e negli stessi orari».

«Abito a circa duecento metri da una piazza molto centrale, Plaza Rodríguez Peña , che ha un parco delimitato da inferriate e un marciapiede che disegna un anello di circa cinquecento metri, generalmente affollatissimo di gente che corre praticamente a ogni ora, se le autorità fossero più tolleranti in questa piazza assisteresti a un assembramento molto pericoloso».

«Stesso discorso per l’Espejo de Agua, un’enorme aiuola con al centro un laghetto artificiale davanti alla facoltà di Diritto, con addirittura una pista in tartan di 800 m dove fino a tarda ora c’era sempre tantissima gente, chi corre, chi gioca a calcio, chi fa ginnastica. Idem al roseto comunale del quartiere Palermo, stracolmo di gente ogni giorno a ogni ora, e alla riserva ecologica nella zona sud della città: 350 ettari con un magnifico percorso di circa 8 km nel verde. Con questi quattro poli di aggregazione per fare qualsiasi attività all’aria aperta, difficile che la gente si improvvisi runner nelle strade e zone isolate, un po’ come in tutte le città del mondo».

Lorenzo Guarnieri è nato a Roma nel 1983. Laureato in scienze politiche all’Università Roma 3 nel 2010. Dopo la laurea triennale ha deciso nel 2011 di trasferirsi in Argentina dove ha studiato giornalismo sportivo nell’istituto Tea y Deportea di Buenos Aires. Ha collaborato a diverse pubblicazioni di libri sul calcio in Argentina, scritto per il sito tuttocalcioestero.it fino a pubblicare nel 2018 il suo primo libro Il Nottingham Forest de Brian Clough sull’epopea del Nottingham Forest di fine anni ‘70. Insieme a Michele Cinque e Alessandro Leonardi ha ideato e realizzato nel 2008-09 il documentario Top Runner su Giorgio Calcaterra. Corre dal 2003 e anche in Argentina non ha mai smesso di coltivare questa passione che lo accompagna sempre nel suo tempo libero.