Quattro chiacchiere con Gelindo Bordin

Quattro chiacchiere con Gelindo Bordin

27 Aprile, 2020
Foto Giancarlo Colombo

Da Seoul a Boston al panorama attuale dell’atletica italiana e internazionale: intervista a Gelindo Bordin ai giorni del lockdown per coronavirus.

E chi se lo scorda un personaggio come “Gelo”. Gelindo Bordin, il geometra di Longare (VI) che aveva nel suo dna la corsa lunga. Prima, come ogni grande campione, ha dovuto sorbirsi la sua buona dose di corsa attraverso i campi. Trent’anni fa vinse a Boston una delle maratone più celebrate al mondo, quattro mesi dopo l’oro ai Campionati Europei di Spalato.

Lo abbiamo sentito in questo momento di lockdown via telefono. Rispondeva da Treviso.

“Sono a due passi dall’azienda (Diadora), dove lavoro da anni, non ci vado tutti i giorni, per ovvi motivi, fortunatamente la produzione non manca, anche se ora fabbrichiamo calzature da lavoro. L’azienda ha oltre 200 dipendenti stiamo studiando un progetto di calzatura sportiva dedicata a chi corre senza particolari esigenze cronometriche”.

Cosa ne pensi di questa “clausura”?
“Era logico arrivarci, se non addirittura necessaria al 100%. La gente ha riscoperto i valori della vita, solo il poter uscire da casa diventa addirittura un lusso. L’importante è non perdere la positività, perché ne verremo fuori e ci sarà opportunità per riaprire il dialogo con la vita e il lavoro”.

Come ti mantieni in forma?
“Corricchiando due/tre volte la settimana. Avevo ripreso il discorso con la maratona, nel 2008 anniversario della mia vittoria a Seul, ho corso alla maratona di Torino. In vista di Boston (il 16 aprile è stato il trentennale della mia vittoria) avevo in animo di tornare ad affrontare l’ Heartbreak Hill (la collina spezza cuore), poi con l’annullamento della maratona ho desistito negli allenamenti. Chissà se si potrà correrla a settembre? Per ora le mie uscite vanno dai 40’ ai 60’, di corsa”.

Gelindo Bordin
Boston 19/04/2010 Boston Marathon2010 – nella foto: Gelindo Bordin – foto di Victah Sailer/A.G.Giancarlo Colombo


Hai ancora rapporti con il mondo dell’atletica?
“Non molti, sento Alessandro Lambruschini e il mio tecnico Lucio Gigliotti.

Con la vostra azienda sponsorizzate qualche atleta della nazionale?
“Sì, Johanes Chiappinelli” , medaglia di bronzo nelle siepi a Berlino 2018″.

E gare?
“Si moltissime, note e meno note, ma adesso saremo costretti a rivedere qualcosa, il rinvio dell’Olimpiade, che tra l’altro ritengo giustissima, ci costringe a rivedere i programmi”.

Riparliamo di Boston?
“Perché no. E’ una vittoria, dopo Seul è quella che mi è rimasta più nel cuore. Nessun atleta oro in maratona olimpica l’aveva mai vinta, per gli statunitensi la classica delle classiche, più importante di New York. Era una sorta di maledizione, che ho sconfitto, grazie a una rimonta fantastica. Le maratone più importanti che ho vinto hanno un significato molto importante: Seul ’88 era la prima Olimpiade senza boicottaggi, a Montreal 1976 senza molti paesi africani, Mosca ’80 senza gli Usa, Los Angeles ’84 senza i russi. A Boston 3 anni dopo ho infranto un tabù e Spalato si è corso in un clima di politico particolare, pochi mesi dopo è scoppiata la guerra dei Balcani. Agli Europei sul mar Adriatico non ero in ottime condizioni, avevo ancora nelle gambe la fatica della maratona Usa. C’era caldo, ho avuto una piccola crisi tra il 20mo e il 30mo chilometro poi mi sono rimesso in carreggiata, vincendo davanti a Poli, peccato per Bettiol, quarto, avremmo potuto fare tripletta. Dalla gioia ho preso a secchiate d’acqua gli spettatori”.

Ci dai un giudizio sull’atletica attuale?
“E’ completamente cambiata da quando c’ero io. Non ci sono più le sfide. Allora si poteva inventare un duello tra Bordin e Cova, oppure tra il sottoscritto e Poli, quando mi sono dedicato alla maratona, o con Pizzolato. Altre sfide con Mei/ Cova, con l’aggiunta di Panetta, oppure ancora Antibo contro chi volete voi. Era tutta un’altra cosa. La dimensione è cambiata. Ho seguito Yeman Crippa, ai Mondiali (le gare importanti le seguo in tv, attraverso i giornali), ho visto che ha battuto il record di Antibo. Il problema è che con quel tempo a Doha è arrivato ottavo. Antibo con il suo 27’16”50 vinceva le gare. A Tokyo (Mondiali ’91) sono arrivato settimo, non ho voluto ritirare il premio. Un campione olimpico non può arrivare così staccato! Ci aggiungo pure che Eyob Fanel avrà realizzato anche il nuovo primato italiano in maratona, ma in che posizione ha tagliato il traguardo? Non di certo in una maratona importantissima. I problemi sono tanti, forse la federazione dovrebbe cercare di promuovere di più i nostri atleti. Ora non li conosce più nessuno!”.

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