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Quanto ferro per un ultrarunner?

Senso di spossatezza non giustificabile dai livelli di allenamento, calo delle prestazioni fisiche, tempi di recupero più lunghi, dolori muscolari, affanno anche per sforzi minimi, insonnia, cefalea, palpitazioni, irritabilità, pallore e chi più ne ha più ne metta. Vi siete per caso riconosciuti in uno o più di questi sintomi?

Potrebbe essere utile sottoporsi a un esame del sangue per escludere la presenza di un’anemia o di un deficit di ferro. Sono ormai numerose le evidenze scientifiche che sottolineano come l’omeostasi del ferro nel nostro organismo contribuisca al corretto funzionamento del tessuto muscolare scheletrico e come bassi depositi di ferro tissutali possano compromettere le performances sportive, soprattutto negli sport di resistenza.

Gli ultramaratoneti e coloro che si dedicano all’ultratrail presentano molti fattori di rischio per lo sviluppo della cosiddetta anemia da sport, come l’aumento delle perdite di ferro attraverso il sudore, le urine e le feci, le aumentate richieste da parte dell’organismo sottoposto a sforzi intensi, l’emolisi dei globuli rossi a livello dei capillari del piede che impatta sul terreno, i microsanguinamenti del tratto gastrointestinale e della vescica nelle corse di lunga distanza.

Per le donne, poi, ad aggravare la situazione contribuiscono le perdite ematiche mestruali.

Troppo spesso ci si trova di fronte a pazienti-atleti che presentano sintomi tipici di un deficit di ferro e, interrogati circa le abitudini alimentari, si scopre che fanno un dieta assolutamente inadeguata circa l’apporto di questo prezioso elemento.

Su Correre di Aprile, Claudia Venturini, medico specializzato in Scienza dell’alimentazione, propone preziosi consigli per imparare a dedicare maggiore attenzione all’alimentazione e, soprattutto, alle combinazioni alimentari, perché per risolvere il problema non basta un supplemento di ferro in compresse, spesso difficilmente assimilabile.

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