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Più forti su strada che su pista

Foto: Giancarlo Colombo
Di: Giorgio Rondelli, a cura di Chiara Collivignarelli

Giorgio Rondelli affronta l’argomento sul numero di Correre di novembre partendo da alcuni record stabiliti alla fine dell’estate. In quel periodo sono state realizzate diverse migliori prestazioni mondiali sull’ora in pista, oltre a un record nella mezza maratona femminile. Questi primati hanno paradossalmente evidenziato come gli stessi atleti di alto livello siano più forti su strada che su pista. Cioè il contrario di quanto si è sempre pensato.

Sull’ora di corsa

Lo scorso settembre abbiamo assistito a Bruxelles ai record dei 60 minuti sul tartan di due fuoriclasse della pista: Sifan Hassan (18,930 km) e Mo Farah (21,330 km). Il primato è stato raggiunto con ampio margine dalla Hassan, con oltre 400 m di distacco. Molto più risicato, con un vantaggio di soli 45 m, il raggiungimento del record per Farah.

Mezza maratona, sempre più veloci

Sempre all’inizio di settembre a Praga la keniota Peres Jepchirchir ha stabilito la migliore prestazione mondiale sui 21,097 km per sole donne con 1:05’34”. Un nuovo record che non sarebbe neanche il personale per la campionessa, che in gara mista ha un primato di 1:05’05”. Grande risultato cronometrico poi anche tra gli uomini, con la vittoria del keniota Kibiwott Kandie in 58’38”, cioè il quinto tempo mondiale di sempre. La gara ceca si è tenuta su un mini circuito su strada.

Tempi a confronto

Nel paragonare questi primati sorge dunque la domanda: allora si corre più forti su strada che su pista? Se si confrontano i tempi di Hassan e Farah sul manto sintetico con quelli di Jepchichir e di Kandie su strada la differenza è chiara. La Hassan in 60’ ha percorso 18,930 km. Se avesse voluto completare una mezza con lo stesso ritmo avrebbe chiuso in circa 1:07’. Molto peggio di Jepchirchir. Evidente anche il divario fra i 21,330 km di Mo Farah, passato alla mezza in 59’25”, rispetto ai 58’38” di Kandie che, se avesse voluto completare un’ora di corsa, avrebbe sfiorato i 21,500 m.

L’effetto dei mini circuiti

Nell’articolo a firma di Giorgio Rondelli vengono inoltre riportati i pareri anche di due allenatori di fama mondiale, ovvero Renato Canova e Luciano Gigliotti. Entrambi hanno sottolineato come i grandi top runner di oggi preferiscano appunto essere più forti su strada che su pista, sfidandosi sull’asfalto e non in lunghe galoppate sul manto sintetico. A questo Rondelli affianca poi altre considerazioni sui percorsi delle gare. Anche a causa della pandemia, si va sempre di più verso l’impiego dei mini circuiti. «Un tipo di tracciato che facilita la concentrazione e rende più facile il controllo del ritmo gara», afferma ancora anche Renato Canova.

Leggi anche: Sifan Hassan cancella il primato di Paula Radcliffe sui 10.000 m

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