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Ottobre. Le colonne d’Ercole del runner

24 Settembre, 2013

Tranne poche eccezioni, non vi immagino topi d’archivio. Peccato. Vi inviterei a ritrovare le copie de La Gazzetta dello Sport dei primi anni Ottanta. Negli articoli di sci trovereste titoli come “Bolognese vince il campionato italiano”. Il problema era: scrivere Tomba nel titolo porta male. Così pensava il direttore di allora, che per non passare le giornate a toccare ferro e parti basse costringeva i redattori ad acrobazie lessicali. Poi il direttore cambiò o forse va da sé che tre medaglie d’oro olimpiche e cinquanta vittorie in Coppa del mondo siano un ottimo antidoto contro la superstizione. Sentivo il bisogno di strapparvi un sorriso come riscaldamento per un paio di ripetute sul tema che il cognome del grande Alberto evocava. C’è un confine davanti a noi. Come l’Ulisse di Dante anche il corridore ha le Colonne d’Ercole, messe ai due estremi dello stretto di Gibilterra “Acciò che l’uom più oltre non si metta”. Le nostre Colonne d’Ercole, però, variano di posizione ogni giorno, complice la mutevole condizione fisica, l’ambiente in cui corriamo, gli altri. Già, gli altri. Se al Tor des Geants ha perso la vita il cinese Yuan Yang, due giorni prima, in una tranquilla alba romana, un runner di ottimo livello come Andrea Moccia è partito per fare allenamento, è stato travolto da un’auto e si è ritrovato all’ospedale, in rianimazione. Spero di leggere presto buone nuove sul sito della sua società, il G.S. Bancari Romani (www.bancariromani.it). Andrea non ha fatto più di tanto notizia a causa dei meccanismi che governano la comunicazione. Morire cadendo da un costone alpino mentre si affronta una prova di 330 km ha per i media il ruolo dell’aereo che precipita: cattura l’attenzione. Eppure chi scrive o titola lo sa bene che l’aereo è percentualmente molto più sicuro dell’automobile, che però non brucia bene sul falò delle novità. Chi scrive o titola, invece, forse non sa che di running si muore spesso. Negli ultimi mesi è accaduto più di una volta, ma la notizia si è arenata sulle pagine web della comunità podistica, scritta tra cronaca e affetto dagli amici di chi se n’è andato. Perché nella maggior parte dei casi si trattava di competizioni corte, locali, dove per sforzo e clima umano le nostre Colonne d’Ercole ci appaiono distanti. Incidenti d’auto, non disastri aerei. Eppure alcuni di questi episodi meriterebbero una riflessione: non è che abbiamo preso l’abitudine di correre la domenica senza allenarci durante la settimana? Lontano dalle gare se n’è andato anche William Govi, che invece aveva corso maratone, e molte, ed è davvero difficile, pensando al suo ictus di due anni fa, capire se la tanta corsa sia stata il veleno o la medicina capace di ritardare un destino segnato. A noi non resta che continuare a suggerire di fare tutto quello che serve per stare bene col running, che non può limitarsi alla sola corsa ogni tanto. Lo speciale “correre d’inverno”, che qui trovate, serve a questo.