Occhio all’anca: ecco come evitare problemi

Di: Luca De Ponti

Una delle verifiche inevitabili dopo anni di corsa riguarda la funzionalità e l’efficienza dell’articolazione dell’anca. Se essa gode di buona salute avremo infatti un lasciapassare per tanti altri anni di attività, se ci sono dei segni evidenti di usura è bene capire come comportarsi.

Il ruolo dell’anca

L’anca, ovvero l’articolazione coxo-femorale, è l’importante anello che garantisce la continuità tra l’arto inferiore e il bacino e costituisce un punto nodale nella trasmissione delle forze ascendenti legate al gesto motorio della corsa. la flessoestensione della coscia rispetto al bacino, l’adduzione,
l’abduzione, nonché l’extra e l’intrarotazione dell’arto inferiore sono consentite proprio da questa articolazione della parte prossimale del femore.
La mobilità dell’anca, in relazione allo specifico movimento della corsa, è legata poi all’efficienza delle articolazioni sacro-iliache, che permettono la
mobilità tra il rachide e il bacino consentendo a quest’ultimo di oscillare sul piano orizzontale e di mantenere allo stesso tempo la schiena diritta.

Anca: fattori di rischio e degenerazione

Il carico e le forze in gioco durante l’esercizio fisico sono trasmessi dall’arto inferiore alla schiena attraverso
l’articolazione dell’anca: dobbiamo allora considerarne il delicato equilibrio funzionale. A questo equilibrio sono legati elementi che definirei
microtraumatizzanti, perché il loro effetto negativo può rendersi evidente solo nel tempo:
– eccesso di peso;
– dismetrie degli arti inferiori (una gamba più
lunga dell’altra);
–dismetrie funzionali degli arti inferiori quando l’appoggio
di uno dei due piedi non è regolare, come
nel caso del piede piatto;
– dimorfismi, ovvero alterazioni anatomiche della
testa del femore in relazione al cotile (la parte
del bacino che si articola con il femore);
–scoliosi primarie, quindi non dipendenti dalla lunghezza
degli arti inferiori;
–marcate ipotonie muscolari monolaterali;
– carico allenante esasperato.

Semplici radiografie possono essere già sufficienti per avere un quadro indicativo dell’articolazione e della condizione delle cartilagini di rivestimento,
anche se quest’ultima condizione è dedotta indirettamente.

Running e artrosi

Laddove sono evidenti dei fenomeni involutivi dell’articolazione la corsa può essere vista come un’esercitazione tecnica di mobilità.
È da dimostrare che il running possa provocare un’artrosi precoce se non vi è già una predisposizione anatomo-funzionale, quindi è anche possibile un’evoluzione artrosica peggiore senza l’esercizio fisico.
In presenza di un’articolazione compromessa è comunque consigliabile evitare un allenamento alla corsa sistematico. In questi casi un piano razionale prevede molti esercizi di stretching e mobilità articolare mentre il mantenimento delle caratteristiche aerobiche può essere affidato al nuoto e alla bicicletta.
La corsa può rimanere un impegno estemporaneo, settimanale, inteso come impegno tecnico e non eccessivamente ripetitivo come avviene affrontando le lunghe distanze.

Approfondisci meglio l’argomento: articolo completo su Correre di ottobre.

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