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Giancarlo Colombo

Mondiali – Commento alla 1a giornata: semplicemente Valeria

Straneo Strepitosa. Con questo incipit si apre il commento della prima giornata dei mondiali moscoviti che vede un argento nella maratona femminile da parte di Valeria Straneo. E allora ci si chiede chi mai avrebbe pensato a un risultato del genere. Non ci si dica che ci si sperava. Nessun quotidiano, specializzato o meno, avrebbe scommesso sull’alessandrina sul podio. Si sapeva che Valeria era in gran forma, si sapeva che Valeria aveva fatto grandi cose ai Giochi del Mediterraneo (nell’oro della mezza maratona), si sapeva che aveva un ottavo posto agli ultimi Giochi olimpici di Londra. Ma un conto era sperare di centrare un risultato importante (nelle prime otto) un altro era comandare la gara come l’azzurra ha fatto.  Qualsiasi persona che l’avesse ascoltata nell’intervista televisiva con un ca….pronunciato come intercalare (ci sono persone tipo deputati che infarciscono i loro discorsi con continui come dire), oppure affermando che a un certo punto si era accorta che non c’era quasi nessuno alle sue spalle, ancora dichiarando genuinamente: “ah, era Edna Kiplagat quella che ha vinto!”: tre frasi che mostrano tutta la genuinità della mammina di Alessandria, in trasferta a Mosca. Cosa volete per lei, che come tutti sanno, è arrivata all’atletica di livello solo due anni fa, dopo l’asportazione della milza in seguito alla sferocitosi e da allora, nonostante molte delle sue colleghe (italiane) avessero arricciato molto il naso, le ha sempre piegate tutte. A Mosca Valeria ha compiuto un’impresa che sa di storico, con una gara tutta al comando. Già all’uscita dello stadio, La ragazza allenata da Beatrice Brossa era al comando ei è rimasta sino a oltre il 40º chilometro distruggendo con il suo passo poco dispendioso atlete che sulla carta avrebbero dovuta farla a fettine. Ma quali etiopi, ma quali giapponesi. Era lei che guidava la corsa, la gestiva, la comandava, la dominava. Così lentamente il gruppetto delle migliori si assottigliava. Lei continuava imperterrita davanti a tutte, bevendo, spugnandosi e fregandosi bellamente delle avversarie. A un certo punto della gara ha pure dato il “cinque” a Emma Quaglia (ottima sesta) incontrandola nella fase ascendente del tracciato che si sviluppava attorno al Cremlino e alla Piazza Rossa. Un gesto assai significativo che dimostrava la freschezza dell’azzurra, che ha ceduto nel finale solo alla campionessa uscente Edna Kiplagat. Si parte bene, dunque, nella speranza che questo argento non resti isolato in questi giorni russi. Il primo attacco alle mura del Cremlino da parte di una ragazza di 37 anni è riuscito.

Mo Farah doveva essere. Mo Farah è stato. Sornione, il britannico di origini somale ha vinto i 10.000. Non è stata, la sua, una vittoria di quelle indimenticabili. Mo è rimasto a guardare sino agli 8.000 m, quando ha voluto mettere le cose a posto andando davanti a controllare. Lui è il più forte, probabilmente farà suoi anche i 5.000 m, etiopi e keniani permettendo. Meucci chiude al 19º posto don un crono sopra i 28’. Beh, almeno questa volta non ha preso il giro, come a Londra un anno fa.

Ore 18,15: entra in gara sua maestà Usain Bolt. La Rai lo ha mostra parecchie volte prima del via, specie durante un interminabile seduta di fisioterapia. Poi si vede mentre nel campo di riscaldamento fa qualche allungo, sistema i blocchi di partenza. La sua era l’ultimo quarto di finale, il regista sicuramente ama i thriller. Un Usain molto composto, concentrato, quasi irriconoscibile. Vince l’ultimo quarto in 10”07 senza problemi. Meglio di lui Rodgers 9”98, Gatlin 9”99, Bayley Cole 10”02, Zhang 10”04, Vicaut che ha destato un grandissima impressione con frenata finale in 10”06. Ad ogni buon conto Usain è parso in condizioni per …. Domani è un altro giorno.