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Mezzofondo italiano in crisi? Intervista a Federico Leporati

22 Novembre, 2021
Foto: Francesca Grana

Intervista a Federico Leporati, nuovo responsabile Fidal per il mezzofondo: il cross come “scuola” di campioni, la necessità di lavorare sui finali di gara e un giro d’Italia per incontrare gli allenatori locali.

Da alcuni giorni, Federico Leporati, che molti conoscono come allenatore dello Stefano Mei campione europeo dei 10.000 m a Stoccarda 1986, è il nuovo responsabile nazionale del mezzofondo. Egli stesso fu ottimo specialista dei 1.500 m in gioventù, poi grande scopritore di talenti nel “Golfo dei poeti”: «E guarda un po’ se mi hanno conferito l’incarico proprio in fine di carriera- dice con un filo di humour- ma adesso pronti al lavoro. Ci sarà molto da fare».

Il mezzofondo italiano è in crisi?

Una Fidal a trazione spezzina, dunque, con Stefano Mei (nato a La Spezia il 3 febbraio 1963, ndr) stavolta presidente nazionale. Partiamo dalla nota dolente, cioè il mezzofondo azzurro un po’ in ombra a Tokyo 2020: “No, non sono d’accordo. Le ragazze hanno fatto molto bene. Mi riferisco a Nadia Battocletti, che, oltre a qualità fisiche, ha dato prova di carattere, di personalità. Non può che crescere. Anche Gaia Sabbatini ha fatto molto bene. Non mancano giovani interessanti come Simone Barontini, che sugli 800 m ha mancato il pass olimpico per un’inezia. Quest’anno abbiamo avuto molti mezzofondisti sotto i 3’39” sui 1.500 m: mai vista una cosa del genere. E parlo di Meslek, di Pietro Arese, di Joao Bussotti Nives. Anche loro potranno crescere molto».

Lavorare sui finali di gara

L’organigramma della federazione è divisionale: al posto di uffici e competenze diverse, le varie specialità della Regina degli sport. Federico Leporati, classe 1954, è responsabile del settore mezzofondo: «Tra i miei compiti c’è, ad esempio, quello di dare un indirizzo ai vari tecnici e collaboratori di settore. Io non mi stancherò mai di sottolineare, ad esempio, l’importanza di lavorare sui finali di gara. Ormai rappresentano un aspetto importantissimo per eccellere a livello mondiale. Inoltre il mezzofondista di livello deve saper leggere l’evolversi di una gara e reagire nella maniera più adeguata.»

Alle porte dell’inverno, ecco il primo appuntamento importante: gli Europei di cross di Dublino:

«Gli Europei di cross si stanno trasformando quasi in Mondiali. Ci sono molti atleti naturalizzati che, viste le caratteristiche, danno alla manifestazione una chiave d’interpretazione sempre più dinamica. È chiaro che è sempre presente un certo gap con keniani ed etiopi, ma la campestre è sempre un ottimo banco di prova».

Cross scuola di campioni

Pare quindi di capire che il motto di Enrico Arcelli “Cross scuola di campioni”, valga sempre: «Ci ho sempre creduto sia da mezzofondista sia poi da tecnico. Non mi demoralizzavo quando, ad esempio, Stefano Mei, a Roma, perdeva il titolo mondiale Juniores 1982 con gli africani, né quando faticò a entrare nei primi venti classificati del Cross delle Nazioni a Neuchatel ’86. Lì costruì la base aerobica per i successi di quell’anno».

Nel breve termine, quindi, grande importanza ai cross: «Inoltre possono essere considerati parte integrante per mezzofondisti e maratoneti nel corso della lunga e pesante stagione invernale. I cross possono essi stessi essere interpretati come allenamenti utili».

Il recupero di Yeman Crippa?

«Non parlerei di recupero. Yeman non si discute, ci può stare un periodo di appannamento in occasione dell’Olimpiade. È uno degli uomini chiave del mezzofondo”.  Comunque, l’effetto Tokyo si fa sentire. “Vedo i campi di atletica pieni di ragazzini. Occorre creare qualcosa che non sia frutto di casualità. A mio parere Antonio La Torre ha fatto un ottimo lavoro.»

Nella foto: Yeman Crippa. Foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo

In cantiere un “giro d’Italia”

Inoltre c’è l’effetto passione: «L’atletica è uno sport unico in quanto a passione profusa da atleti, tecnici, dirigenti. È chiaro che, per continuare a fornire vittorie, non basta». La struttura federale vedrà i responsabili di settore interagire con i fiduciari tecnici regionali: «Mi vedo girare l’Italia, fra poco, per stabilire un dialogo proficuo con il territorio. Molti tecnici che fanno un grande lavoro, ad esempio, si sentono abbandonati. Non va bene. Però occorre disponibilità al dialogo da parte loro. Ci vuole collaborazione. Certo, veniamo da un anno straordinario. Occorre qualificare tutto il grande lavoro fatto in periferia». Un pensiero rivolto alla maratona: «Eyob Faniel a New York è stato straordinario. Ne avevo apprezzato le qualità anche prima del suo exploit. È un atleta al quale bisogna dare fiducia».

Nella foto: Eyob Faniel alla maratona di NewYork 2021. Photo Victah Sailer/A.G.Giancarlo Colombo

Ora Federico Leporati dovrà sacrificare un po’ la sua passione per la cura delle vigne di San Terenzo di Lerici, nei dintorni di La Spezia: «Da pensionato – ci aveva precisato – mi sono dedicato a produrre un po’ di vino. Sciacchetrà? No, sarebbe troppo impegnativo…»

In fondo anche il portoghese Antonio Pinto, ex mezzofondista di grande valore, produce “Vinho do Porto” nelle lontane terre lusitane…