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Maratona: sabato a Vienna l’attacco di Kipchoge al muro delle due ore

Percorso da quattro giri più una frazione, tutto dentro il parco del Prater. 41 pace maker che si alterneranno per tenere il ritmo di Eliud Kipchoge a 2’50”/km. «Voglio solo dimostrare che ognuno può affrontare i propri limiti», ha dichiarato il grande maratoneta

L’appuntamento è per sabato mattina, a Vienna, alle ore 8:15 con temperatura prevista al di sotto dei 10 gradi. Il traguardo è sulla Hauptallee Strasse, la strada che taglia in due il parco del Prater, famoso nel mondo per la gigantesca ruota panoramica.

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 La sfida

Qui è atteso Eliud Kipchoge, al termine di una maratona articolata su quattro giri più una frazione, per il secondo tentativo di correre 42,195 km in meno di due ore. Il già primatista mondiale della specialità (2:01’39, Berlino 2018) dovrà correre alla media di 2’50”/km, aiutato in questo da 41 lepri che si daranno il cambio, entrando e uscendo di scena e schierandosi a cuneo davanti al protagonista, come nel ciclismo, per ridurgli la resistenza dell’aria. Un’auto, subito davanti, proietterà sul terreno un raggio laser che farà da riferimento sia dal punto di vista del ritmo sia per indicare la via più corta, come nelle “linee blu” delle maratone ufficiali di un tempo.

L’eventuale primato non potrà essere omologato, per il percorso e per l’intervento di pace maker che non partiranno dall’inizio. Lo stesso accadde per il 2:00’25” fermato a Monza nel 2017, tempo già inferiore al record del mondo (che in quel maggio del 2017 era il 2:02’57” di Dennis Kimetto, Berlino 2014).

Obiettivo: confrontarsi con i limiti

Kipchoge è arrivato a Vienna martedì, portando con sé, per la prima volta, la moglie Grace e i loro tre figli, Lynne, Griffin e Gordon.

«Il mio allenamento è stato lo stesso, il mio coach è lo stesso, il mio manager è lo stesso. Adesso, però, la testa è diversa» ha dichiarato all’arrivo rispondendo alla domanda sulla differenza tra il tentativo di Monza 2017 e quello attuale.

«Vogliamo dimostrare che non si può essere fisicamente in forma se non si è anche mentalmente in forma. Basta guardare a quel che è riuscito a fare Bekele a Berlino: a 37 anni è arrivato a due secondi dal mio record.»

Per essere pronto alla sfida, Eliud Kipchoge si è allenato a fondo, sotto la guida di coach Patrick Sang, lungo le piste rosse della foresta attorno a Kaptagat (tra i 2.400 e i 2.800 m di quota), in quel mare infinito di colline verde scuro che vanno dal Kenya verso l’Uganda.

 Un top runner-pacemaker per ogni chilometro

L’esperienza di Monza 2017 ha dimostrato agli organizzatori l’importanza di disporre di pace maker freschi e abituati ai ritmi elevati tipici del mezzofondo veloce. Dal momento che non si punta a omologare il record, si fa largo uso anche di mezzofondisti top level, specialisti delle distanze corte, come i fratelli Ingebrigtsen o l’evergreen Bernard Lagat.

Le “lepri” sono 41, praticamente una per ogni chilometro, ultimo escluso, più 6 riserve. L’elenco completo dei pace maker (nella foto) farebbe la felicità e la fortuna di ogni organizzatore. Consapevoli che Correre.it, come Correre magazine, è frequentato da appassionati molto competenti, riteniamo utile riportare l’elenco completo, in ordine alfabetico, di questi big della corsa, comprimari per un giorno: Thomas Ayeko, Selemon Barega, Emmanuel Bett, Hillary Bor, Mande Bushendich, Matthew Centrowitz, Paul Chelimo, Augustine Choge, Victor Chumo, Henrik Ingebrigtsen, Filip Ingebrigtsen, Jakob Ingebrigtsen, Philemon Kacheran, Stanley Kebenel, Justus Kimutai, Shadrack Kipchirchir, Noah Kipchemboi, Gideon Kipketer, Jacob Kiplimo, Marius Kipserem, Eric Kiptanui, Moses Koech, Shadrack Koech, Micah Kogo, Alex Korio, Jonathan Korir, Ronald Kwemoi, Bernard Lagat, Lopez Lomong, Abdallah Mande, Stewart McSweyn, Kota Murayama, Ronald Musagala, Kaan Kigen Ozbilen, Jack Rayner, Chala Regasa, Brett Robinson, Nicholas Rotich, Patrick Tieman, Timothy Toroitich, Julien Wanders.

 

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