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Luglio – IO, GENERAZIONE DEL TEMPO AL CHILOMETRO, IN MEZZO AI MUDDER

25 Giugno, 2014

Ho iniziato a correre all’età di 17 anni. Oggi, quarantottenne, credo di aver maturato tante di quelle esperienze di corsa da poter scrivere un libro: i miei primi trent’anni da podista. Gare di 10 km, mezze maratone, maratone. Con la fortuna di aver corso a New York e Londra, ma anche a Roma, Venezia, Torino e ovviamente nella mia città, Firenze. Ho visto atleti correre all’indietro, correre nudi, ho visto crescere il trend del trail, ma mai avrei pensato di vedere 1.000 persone schierarsi al via della prima Inferno Run o Mudrun (corsa nel fango), sabato 10 maggio al Parco dei Renai di Signa (FI). Certo, la mia mentalità è cambiata, ma sta cambiando davvero il nostro mondo della corsa. Chi ci si avvicina oggi è alla ricerca del benessere e del divertimento. Non c’è quasi più quella priorità del tempo cronometrico, del premio di categoria o di partecipazione.
Sì, certo, direte: l’atletica è un’altra cosa. Ed è vero.
Ma, nel mondo di oggi, noi operatori del settore dobbiamo capire meglio il nuovo che avanza. Noi, la generazione del tempo al chilometro, rischiamo di non comprendere queste nuove richieste che arrivano da più parti. In fondo anche i successi del trail nascono da questa visione dello sport.
E allora, guardavo questi mille correre tra coppertoni, passare sotto le corde elastiche, saltare rotoballe di fieno, guadi di pozze profonde di fango, pezzi di strada tra lingue di fuoco e tanti altri ostacoli. Si superano gli ostacoli dandosi una mano, ci si aspetta per tagliare insieme il traguardo. Qualcosa, insomma, cui avevo assistito raramente. Ben pochi corrono con scarpe tecniche, e l’abbigliamento è ben lontano dall’ortodossia podistica. Ma in tutti si nota, alla fine, come sulla faccia coperta di fango si faccia strada un sorriso.
Be’, che dire? Cari mudder, ben arrivati nel nostro mondo della corsa.