Influenza e sintomi influenzali: ecco perché i runner non si ammalano

Di: Luca Speciani

Il periodo invernale è già abbastanza duro per conto proprio: freddo, pioggia, vento, neve mietono le loro vittime anche tra chi sta mollemente seduto sul divano. Figuriamoci tra chi quotidianamente o quasi sfida il ghiaccio sulle strade e le basse temperature del mattino, per preparare una maratona, un trail o una campestre. L’influenza e le patologie influenzali colpiscono gli uni e gli altri con una certa frequenza, spesso accompagnate da dolori osteoarticolari, tosse, raffreddore, catarro, sinusite, bronchiti e problemi ai polmoni. Tuttavia devo dire che nel mio studio, in cui visito molti atleti, sento spesso ripetere questa frase: “Sa, dottore, da quando ho iniziato a correre non prendo più nemmeno un raffreddore!”. A che cosa è dovuta questa apparente maggiore protezione (talvolta una vera e propria immunità)?

Tanti benefici, un solo sport

La prima considerazione da fare riguarda i benefici protettivi dello sport rispetto alle patologie invernali. Intanto chi fa sport suda, e il sudore è una preziosissima valvola di sfogo per l’eliminazione di tossine e di altri metaboliti. Il corpo che suda, quindi, resta più “pulito” rispetto a chi quelle tossine (assunte con il cibo, con lo smog, con i farmaci) se le tiene tutte dentro. Correre però rinforza anche il cuore e le arterie. Il cuore diventa più forte (cioè pompa più sangue nell’unità di tempo) e le arterie diventano più elastiche. Inoltre l’allenamento di durata accresce la densità del sangue (maggior numero di globuli rossi) e il numero di mitocondri (le centraline energetiche) delle cellule muscolari.

Più ossigeno, più salute, meno influenza

La sommatoria sinergica tra tutti questi fattori apporta alla fine una maggiore quantità di ossigeno alle cellule muscolari (aumentando le prestazioni) ma anche a tutti gli altri organi. Un fegato più ossigenato può dunque depurare l’organismo con maggiore efficienza. Un polmone più ossigenato guarirà prima, o riparerà più rapidamente gli alveoli danneggiati. Una pelle più ossigenata sarà più protetta dagli agenti infettivi esterni o da escoriazioni. Un intestino meglio ossigenato lavorerà meglio e non soffrirà di stipsi, eliminando così con rapidità scarti e tossine. In sintesi: un corpo che si muove con regolarità diventa più efficiente non solo da un punto di vista prestativo ma anche dal punto di vista della detossificazione e della prevenzione delle malattie invernali tra cui l’influenza.

Sistema immunitario: o lavora o sono guai

Naturalmente vi sono delle eccezioni che confermano la regola. Sportivi che esagerano con i carichi, che mangiano male, che si espongono al freddo troppo a lungo, che restano sudati al campo a chiacchierare dopo la fine dell’allenamento, si ammaleranno quanto gli altri. Allo stesso modo sedentari più saggi (nessun sedentario, in realtà, può essere del tutto saggio, ma sorvoliamo…) possono non ammalarsi se mangiano bene, si espongono con cautela al freddo, non sono stressati ecc. Cosa fa dunque la differenza? La fanno le capacità naturali di risposta del nostro sistema immunitario: le sole a poterci proteggere dall’aggressività di un virus o di un batterio. Senza risposta immunitaria adeguata non c’è batterio, virus, fungo che possa essere efficacemente combattuto, come insegna l’esperienza clinica su pazienti immunosoppressi (ad esempio in fase di trapianto di midollo) o malati di AIDS, che (nonostante vengano bombardati da quantità industriali di antibiotici) rischiano la vita per infezioni opportunistiche di entità minima, che non arriccerebbero un solo capello ad un individuo sano e immunocompetente.

Sistema immunitario: come farlo lavorare…

Cerchiamo allora di capire come fare in modo che il sistema immunitario sia sempre in efficienza, e che non vi siano fattori che ne danneggiano la funzionalità.
È esperienza comune, quando si prepara una maratona o un trail impegnativo, ammalarsi proprio 8-10 giorni prima della gara, magari pochi giorni dopo aver corso l’ultimo “lunghissimo”. Questo accade perché il corpo ha subito uno stress eccessivo, più intenso rispetto a quanto era in grado di sopportare. Lo stress produce cortisolo, e il cortisolo è un potente bloccante del sistema immunitario che può favorire lo sviluppo di virus sia direttamente che indirettamente.
Per lo stesso motivo coloro che per svariate ragioni (malattie autoimmuni, allergie) debbano assumere cortisonici come farmaci, possono diventare più sensibili verso qualunque tipo di patologia infettiva. L’influenza non fa eccezione.
Più di tutto, però, può danneggiare le funzionalità immunitarie una forte carenza nutrizionale: anziani malassorbenti, celiaci non diagnosticati, anoressiche e fanatici di diete ipocaloriche o digiuni, sono figure ad alto rischio immunitario. La sottoalimentazione (al pari di un’alimentazione squilibrata) è una delle cause primarie di debolezza immunitaria. Alimentazione sana e abbondante, tempi di recupero adeguati e non utilizzo di corticosteroidi sono tre regole fondamentali per non ammalarsi spesso.

 

Influenza: farmaci solo per i deboli

Può capitare, tuttavia, di ammalarsi “un pochino” anche da sani. Si sentono arrivare i primi sintomi dell’influenza, si sentono le ossa dolenti, c’è qualche linea di febbre, o il naso un po’ pieno. In tal caso la medicina di segnale suggerisce di lasciare sfogare l’organismo (che può avere bisogno di quella febbre per debellare il virus o di quel catarro o di quella diarrea per eliminare tossine). Se si lascia reagire un corpo sano, magari aiutandosi con qualche integrazione mirata, di solito in un giorno o due si torna in forma (magari pazientando qualche giorno ancora prima di dedicarsi alle ripetute in salita). L’errore più grave che si possa fare, invece, è proprio quello (che fanno tutti) di assumere un analgesico o un antipiretico per “stare subito meglio” come dice la pubblicità. Abbassare la febbre significa spesso ridare forza a batteri e virus che la febbre stessa stava combattendo. E può prolungare la malattia di diversi giorni (come una recente ricerca ha dimostrato in relazione all’uso di paracetamolo sotto sintomi influenzali). Una malattia invernale che si prolunga più del dovuto può frequentemente degenerare in qualcosa di peggio, magari con complicanze di tipo batterico. Che costringono poi a fare uso di antibiotici, di cui non vi sarebbe stata alcuna necessità in assenza dell’inutile intervento analgesico o antipiretico. Dopo trattamento antibiotico la gara, inevitabilmente, salta. Resta però la nostra saggezza, che ci consentirà di non cadere più nella trappola: un corpo sano e un sistema immunitario competente sono perfettamente in grado di debellare un virus influenzale in 36-48 ore. Ricordiamocelo, la prossima volta, e lasciamo analgesici ed antipiretici ai flaccidi sedentari malnutriti che possono non avere la forza di combattere con le loro armi per la difesa attiva della propria salute.

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