fbpx

Imparare a risparmiare energia

16 Settembre, 2015

Uno studio e alcune riflessioni sulla saggezza e sulle straordinarie risorse del nostro sistema mente-corpo. Su Correre di settembre insieme a Pietro Trabucchi cerchiamo di capire se e come siamo in grado di adeguarci alla fatica attraverso strategie di conservazione della forza, in situazioni in cui è richiesta una resistenza prolungata.

A partire dal 2009 fino al 2014, l’Università di Verona ha utilizzato il Tor des Geants per produrre una serie di studi scientifici innovativi: ricerche sull’adattamento dell’uomo alle ultramaratone, allo stress estremo e all’ambiente di alta montagna.
Quegli studi hanno gettato le basi per altre indagini che hanno cambiato e stanno cambiando il mondo della preparazione alle ultramaratone.
Negli anni sono uscite ricerche che hanno affrontato il legame tra fatica del sistema nervoso, equilibrio e probabilità di infortuni; oppure tra la capacità di regolare il ritmo di corsa in base alla distanza e la conseguente protezione da danni cellulari e muscolari; o, anche, tra sforzo, deprivazione da sonno e alterazioni nel funzionamento cerebrale e tra fatica muscolare e cambiamenti nella funzionalità respiratoria.

L’ipotesi formulata in uno degli ultimi studi a riguardo potrebbe essere quindi la seguente: il corpo è in grado di apprendere e attuare in modo istintivo delle strategie che gli consentono di diminuire il dispendio di forza. A patto che il cervello e il sistema nervoso (che è l’agente di questo apprendimento strategico) siano efficienti. Altrimenti, regredisce a modalità più arcaiche di gestione. Incredibile come cervello, stato mentale, costo energetico e metabolismo siano intrinsecamente legati e si influenzino a vicenda: alla faccia di chi pensava che mente e corpo fossero qualcosa di separato.

Quali sono le indicazioni pratiche e concrete che possiamo ricavare da tutti questi studi? “Io credo che l’insegnamento fondamentale riguardi l’utilità dei lavori lunghi – spiega Trabucchi –è lì che consentiamo al sistema nervoso e al corpo di apprendere in salita tutte quelle micro-strategie che consentono diventare più efficienti da un punto di vista energetico. E, siccome gli allenamenti lunghi comportano anche le discese, permettono di tenere allenato specificamente quello che sembra essere uno dei maggiori fattori limitanti della prestazione in gare lunghe: la contrazione muscolare eccentrica tipica della discesa”.

Articoli correlati

A 95 anni Fagnani si ferma: basta con le ultramaratone

07 Dicembre, 2019

Dopo aver partecipato a più di cento tra maratone e ultramaratone, all’età di 95 anni Walter Fagnani ha detto basta e ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Ma, specifica, solo per quanto riguarda le lunghe distanze. A maggio di quest’anno, a 94 anni e 8 mesi, ha percorso quella che con ogni probabilità […]

Quando è la sfida ad accendere la motivazione

È un’esperienza abituale quella di pensare: “Quando ho uno scopo in mente riesco ad allenarmi meglio”. Un obiettivo, in particolare se sotto forma di sfida, favorisce coinvolgimento, interesse, disciplina: è abbastanza raro ad esempio che qualcuno che corre per divertimento si metta a fare ogni settimana, con regolarità, le ripetute. UN CASO EMBLEMATICO È significativa […]

Tutti i limiti del pensiero positivo

“Immagina, puoi” recitava alcuni anni fa uno dei claim pubblicitari più inconsistenti che sia mai stato concepito. Non c’è che dire: il pensiero positivo appesta la storia dell’umanità dalla notte dei tempi. E con l’espressione pensiero positivo indico un fenomeno preciso: la convinzione che basti avere fantasie di successo per raggiungere i propri obiettivi. Tra […]

Il piacere estremo di correre la maratona

20 Aprile, 2016

Oggigiorno ci sono migliaia di persone che si cimentano nelle maratone. Per farlo pagano dei bei soldi, poiché il pettorale non te lo regala nessuno; se poi vai in trasferta, le spese aumentano. Dunque ricompense o gratificazioni economiche, il 99,9% degli iscritti proprio non ne ha. Ma non è finita qui: correre per 42,195 km […]