fbpx

Fatica non ti temo: 5 consigli per interpretare lo sforzo

16 Marzo, 2016

Un aspetto psicologico da rinforzare nei runner principianti (e non solo) riguarda il rapporto con la fatica. Spesso il debuttante, la persona che non ha consuetudine con l’attività fisica, considera la prospettiva della fatica con un misto di paura e di apprensione. Questo può scoraggiare, fare perdere motivazione e rendere rinunciatari.

Questo tipo di reazione non dovrebbe stupirci: al giorno d’oggi (nei paesi industrializzati) è tecnicamente possibile vivere un’intera esistenza sottraendosi a qualsiasi esperienza intensa di fatica. Ovvio che molti non ne abbiano alcuna familiarità. In questi casi, lo sport può diventare la prima e unica possibilità di riappropriarsi di quest’area di consapevolezza.

Siamo lontani dall’epoca in cui non c’era bisogno di praticare attività fisica per conoscere a fondo la fatica; a questo proposito è significativa la testimonianza di Marco Olmo, plurivincitore della Marathon Des Sables e dominatore di tante gare lunghissime in montagna, oggi non proprio giovanissimo: «Se ho fatto sport da giovane? Non ne ho avuto bisogno! Abitavo a un’ora e mezza di cammino dalla scuola e finita quella andavo al pascolo. Poi andavo a fare i fieni e qualcuno puntualmente dimenticava la corda a casa e dovevi tornare a prenderla… non c’era bisogno di andare in palestra, per stare in forma!».

Come approcciare la fatica?

Innanzitutto conoscendola meglio per quello che è realmente. In questo viaggio alla scoperta della fatica ci accompagna, su Correre di marzo, lo psicologo dello sport Pietro Trabucchi.

Familiarizzare con le sensazioni di affaticamento, con i nostri segnali interni, non è semplice a farsi come a dirsi. Cosa vuol dire? Come si fa? Se è un problema di esperienza, che differenza passa nell’approccio alla fatica tra un atleta esperto e un novizio? C’è diversità nella loro percezione della fatica? La risposta è sì.

Ciò che differenzia gli esperti dai principianti è la migliore capacità di interpretazione dei segnali interni di affaticamento, di sapersi fidare di essi. E di minimizzare le interferenze emotive con la percezione della fatica.

Ecco 5 consigli pratici per non lasciarsi sopraffare dal timore della fatica:

1. occorre familiarizzare con la fatica in modo diretto, cioè permettendosi di lasciare spesso a casa cardio, cronometro, GPS;

2. serve abituarsi ad ascoltare i segnali interni del corpo e in particolare la differenza tra i vari livelli di intensità dello sforzo;

3. non spaventarsi quando si sta facendo fatica in modo superiore alle aspettative, ma abituarsi a reagire in modo emotivamente tranquillo;

4. verificare ed eliminare preventivamente aspettative pericolose, del tipo “non farò nessuna fatica”;

5. cercare di vedere la capacità di raggiungere livelli di intensità sempre più elevati come una conquista, non come una maledizione.

Articoli correlati

A 95 anni Fagnani si ferma: basta con le ultramaratone

07 Dicembre, 2019

Dopo aver partecipato a più di cento tra maratone e ultramaratone, all’età di 95 anni Walter Fagnani ha detto basta e ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Ma, specifica, solo per quanto riguarda le lunghe distanze. A maggio di quest’anno, a 94 anni e 8 mesi, ha percorso quella che con ogni probabilità […]

Le basi dell’allenamento: ripetute, odi et amo

Le ripetute: Anche se correte solo per il vostro benessere, senza ambizioni agonistiche, evitate il più possibile di allenarvi sempre allo stesso modo. Indipendentemente dal vostro livello atletico, è utile inserire una parte di sedute settimanali svolte ad alta intensità, le famose ripetute. Ripetute: cosa sono Le ripetute sono prove intense dalla lunghezza variabile tra […]

A Natale regalatevi una corsa

24 Dicembre, 2018

Arriva come sempre, con il suo carico di emozioni, alberi e presepi, strade illuminate, auto in doppia fila, promozioni, aspettative, regali da fare, promesse da mantenere. Bambini in festa, adulti affannati nei cappotti che cercano di far quadrare il bilancio senza dover rinunciare ai doni. Sempre in bilico tra consumismo e consapevolezza, tra l’io e […]

Quando è la sfida ad accendere la motivazione

È un’esperienza abituale quella di pensare: “Quando ho uno scopo in mente riesco ad allenarmi meglio”. Un obiettivo, in particolare se sotto forma di sfida, favorisce coinvolgimento, interesse, disciplina: è abbastanza raro ad esempio che qualcuno che corre per divertimento si metta a fare ogni settimana, con regolarità, le ripetute. UN CASO EMBLEMATICO È significativa […]