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Francesca Grana

Eskilstuna 2015, il nostro Diario – 1 – Genitori “2.0”

Nell’epoca dello streaming e delle condivisioni facili, mentre mi imbarco per Eskilstuna mi assalgono dubbi sull’utilità della mia trasferta. Per le foto c’è Colombo e per i risultati c’è Sampaolo, che senso ha che vada anch’io a seguire gli Europei Juniores? Una trasferta ridotta all’essenziale, perché bella la libertà di lavorare da freelance, ma i miei genitori non si chiamano Rockefeller. Che ci faccio qui?

Ormai sembra che online, soprattutto sui social network, basti un click sul pulsante “Condividi” per sentirsi a posto con la coscienza: poche battute per personalizzare il messaggio, e il gioco è fatto. Tutti sempre con le stesse notizie, gli stessi link, le stesse foto. Oggi la gara sembra giocarsi su chi ha il dito più veloce sulla tastiera, duelli western trasportati sul digitale.

A bordo dell’aereo più spartano d’Europa, mi accorgo di non essere la sola diretta ai Campionati di Eskilstuna: qualche genitore, qualche appassionato, qualche amico pronto a fare il tifo per la propria stellina in procinto di sfolgorare su scala internazionale… oppure spegnersi, abbagliata da corrazzate di costellazioni molto più splendenti delle nostre.

Volo in orario, musichetta d’ordinanza, chiacchiere col primo gruppo di genitori. Vengono da Sant’Agata Bolognese, la loro figlia è una tipa tosta, aprirà la manifestazione con le prime prove dell’eptathlon: sette gare in rapida successione per le vere dure dell’anello rosso. Il suo allenatore la sta raggiungendo in moto assieme alla moglie. Oltre 2.000 km col vento tra i capelli. Solidità padana e poche fisime. In bocca al lupo, Lucia!

A bordo dello shuttle, da brava italiana, mi accorgo di non essere l’unica italiana. Genitori che si adocchiano e senza timidezza sbandierano informazioni sui propri figli: specialità, primati personali, società di appartenenza. «Voi c’eravate l’anno scorso ai Mondiali di Eugene?» – «No, però siamo stati alle Gymnasiadi di Brasilia!». È un gioco al rialzo, la prole ne è inconsapevole protagonista e motivo d’orgoglio. Ma, del resto, è giusto così: mica come io, che da vera burbera insicura, i miei li ho sempre tagliati fuori da queste piccoli soddisfazioni.

«Ma vostro figlio segue le orme dei genitori? La mia XX no, io al massimo ho partecipato alle garette della scuola!» – «Nostro figlio fa salto in lungo mentre io sono un podista di buon livello, però allo sport si è appassionato grazie a me… pensate che lo ha perfino dichiarato nella bio sul sito della Fidal!». Cuore di papà.

Genitori che chattano come ragazzini, gonfi di soddisfazione ostentando lo zaino dell’Italia “scippato” al proprio pargolo. Partono le telefonate ai figli, infarcite di squittii e vezzeggiativi. «Ciao amore» come se piovesse, neanche si trattasse della moglie. O dell’amante, dipende dalla situazione.

«Tesoro, ma è tuo amico YY? Ci sono qui di fianco i suoi genitori e mi hanno appena fatto vedere una tua foto! …Ah ecco, vedi che mi ricordavo che una volta me lo avevi nominato questo ragazzo?!». Genitori 2.0 e cadono gli altarini.

Nel frattempo una luce gialla inonda la campagna più verde d’Europa. Welcome to Sweden, mi scrive la mia couchsurfer. Un buon inizio, per non essere ancora l’inizio.