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Foto Benini

E’ il movimento l’unico elisir di lunga vita

L’invecchiamento non dipende solo da uno o due fattori, ma dal buon funzionamento sinergico di tutte le funzioni del nostro organismo. La visione di insieme, in merito, è fondamentale. Su Correre di settembre Luca Speciani ripercorre le teorie più diffuse spiegandoci bene quali sono le dinamiche e le cause che governano il decadimento fisico.

Il problema con l’anti aging è che ciascuno pensa di aver capito tutto perché ha letto qualcosina sui vegliardi di Okinawa o della Georgia. Eppure la classifica dei più longevi al mondo riserva qualche sorpresa. Ad esempio, qualche tempo fa, la stampa ha ampiamente riportato la testimonianza di un’anziana di Verbania che ha compiuto 116 anni. Interrogata sui suoi segreti, ha detto: «Da quando sono una ragazzina, ogni mattina faccio colazione con due uova fresche».
La dichiarazione ha lasciato perplessa quella pletora di nutrizionisti che da decenni continua a ripetere, senza il supporto di alcuna base scientifica, che si possono consumare al massimo due uova a settimana. E di biscotti fatti di zucchero, farina 00 e olio di palma, quanti? Perché non ci dicono che la risposta corretta è “zero”?

Un anno fa è deceduto quello che era l’uomo più vecchio del mondo, un contadino andino di 138 anni. Il suo segreto era l’aver consumato, come piatto più frequente nella sua vita, un mix di quinoa, carne di serpente e foglie di coca. Che c’entra questa dieta apparentemente stramba con il pesce e le verdurine di Okinawa o con la dieta mediterranea descritta da Ancel Keys (biologo e fisiologo statunitense, ndr)?
Nulla, naturalmente. Ma serve a farci capire che ogni volta che qualcuno vuole cercare di dimostrare l’effetto di un singolo ingrediente alimentare sulla longevità, si allontana dalla comprensione dei fatti.

È chiaro che vi sono dei vincoli inamovibili legati alla biologia umana (se non si mangiano adeguate quantità di carboidrati complessi, di proteine nobili, di fibra, di vitamine e di minerali, nessun essere umano può restare in salute), ma come abbiamo visto la ricetta alimentare varia molto da Verbania alle Ande, dal Giappone alla Campania. Che il vero segreto sia altrove?

Una caratteristica che accomuna tutti questi anziani molto longevi (oltre, immaginiamo, a una fortunata genetica) è quella di vivere in piccoli paesi o città, inseriti in un ambiente con un forte supporto sociale e con la possibilità di contatti umani sereni e privi di stress. A Milano o a New York non si trova neppure un centenario. Se è lì, è perché in passato ha vissuto altrove.
Ma, ancora più importante, per tutte queste persone, è stato il loro svolgere attività fisica in modo regolare, quotidiano, per molti anni della loro vita. Questo fatto, che accomuna tutti gli ultracentenari, dovrebbe farci riflettere a lungo.

Se vogliamo vivere tanto e bene sarà consigliabile mangiare sano ed equilibrato, instaurare rapporti sereni con chi ci sta vicino ed essere parte di una comunità o di un gruppo che ci dia supporto. Ma più di tutto sarà bene che incominciamo a muoverci.

La vita è troppo breve per correre il rischio di accorciarla. Se vogliamo aggiungere qualità ai nostri anni, alziamoci da quel divano o da quella sedia davanti a una tastiera e imbocchiamo il primo sentiero verde a nostra disposizione. Anni di serena longevità ci aspettano.

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Kathrine Switzer
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