fbpx
Giancarlo Colombo

Double double: Mo Farah eguaglia Lasse Viren

Mo Farah ha ripetuto la straordinaria doppietta di quattro anni fa a Londra vincendo anche la finale dei 5.000 metri in un ottimo 13’03”30, una settimana dopo il trionfo sui 10.000 metri. Il fuoriclasse britannico eguaglia l’impresa del mezzofondista finlandese Lasse Viren, oro nelle due gare di mezzofondo più lunghe in pista in due edizioni consecutive dei Giochi Olimpici. Il finlandese vinse infatti su entrambe le distanze sia a Monaco di Baviera 1972 sia a Montreal 1976. Farah ha risolto la gara in suo favore con un ultimo giro in 54 secondi battendo in volata lo statunitense di origini keniane Paul Chelimo (primato personale di 13’03”90) e l’etiope Hagos Gebrehiwet (13’04”35). Notevole quinto posto per il quarantunenne Bernard Lagat in 13’06”78. “Le gambe erano stanche dopo i 10000 metri. Non so come ho fatto a recuperare. E’ stato un lungo viaggio ma se hai ambizioni e sei disposto a lavorare duramente, ogni sogno è realizzabile. Questo successo dimostra che la vittoria a Londra non era frutto del caso. Non ci credo ancora”, ha detto Mo Farah.

Come da previsione è andata la finale degli 800 metri femminili, dove Caster Semenya ha fatto suo l’oro migliorando di cinque centesimi di secondo il crono più veloce dell’anno al mondo, stabilito il 15 luglio a Montecarlo, e stabilendo il nuovo record sudafricano in 1’55”28. Per la sudafricana si tratta della seconda medaglia olimpica dopo l’argento di quattro anni fa a Londra. Sotto il muro dell’1’57” anche le altre due medagliate Francine Nyonsaba del Burundi con 1’56”49 e Margaret Wambui del Kenya con 1’56”89. Tutte le prime sei sono scese addirittura sotto l’1’58” con la canadese Melissa Bishop, quarta con il record nazionale di 1’57”02 e tutte le finaliste al di sotto dei 2 minuti.

Oro agli Stati Uniti nei 1.500 metri maschili dove Matthew Centrowitz si è imposto in un lentissimo 3’50”00, al termine di una gara thrilling caratterizzata da ritmi molto tattici con passaggi di 2’16” agli 800 metri e 3’12” ai 1200 metri, fino a un ultimo giro in 51 secondi. Per il figlio d’arte di Matthew Centrowitz Senior (mezzofondista di alto livello degli anni 70 con una partecipazione alle Olimpiadi di Montreal 1976 e un oro ai Panamerican Games del 1979) si tratta del secondo oro internazionale stagionale, dopo il titolo iridato indoor. Il campione in carica Taoufik Makloufi ha vinto il secondo argento in questa edizione dei Giochi in 3’50”11, dopo il secondo posto sugli 800 metri. Terzo il neozelandese Nick Willis (3’50”24), ancora sul podio a Cinque Cerchi a otto anni di distanza dall’argento di Pechino 2008. “Dedico questo successo a mio padre che fu atleta olimpico come me. Ci vorrà tempo per realizzare la portata dell’impresa”, ha detto Centrowitz.

Nella finale del salto in alto femminile Alessia Trost si è ben comportata ottenendo un buon quinto posto con 1,93 m al primo tentativo, prima di sbagliare tre prove a 1,97 m, la quota che ha regalato l’oro alla trentasettenne spagnola Ruth Beitia. L’atleta di Santander ha superato tutte le misure al primo tentativo prima di sbagliare tre prove a 2,00 m. La bulgara Mirela Demireva ha superato 1,97 m alla prima ma si è dovuta accontentare dell’argento per aver commesso un errore alla misura di ingresso a 1,88 m. Blanka Vlasic è tornata sul podio olimpico otto anni dopo l’argento di Pechino superando 1,88 m, 1,93 m e 1,97 m sempre alla seconda prova. La tre volte mamma statunitense Chauntée Lowe è fuori dal podio dopo aver saltato 1,97 m alla terza prova. Desirée Rossit si è piazzata sedicesima con 1,88 m al secondo tentativo prima di commettere tre errori a 1,93 m. “Sono felice di quello che ho fatto. Le ultime quattro settimane sono state folli. Sono felice di aver chiuso al quinto posto in una serata che mi ha restituito allegria. Da Rio mi porto dietro la consapevolezza che la tranquillità e il divertirmi nel fare atletica mi faranno fare bene”, ha detto Alessia Trost.

Grande prova anche per la staffetta 4×400 femminile (Maria Benedicta Chigbolu, Maria Enrica Spacca, Ayomide Folorunso, Libania Grenot), sesta in 3’27”05 a 1 secondo e 12 centesimi dalla medaglia di bronzo, andata alla Gran Bretagna in 3’25”78, tempo più lento rispetto al record italiano stabilito in batteria. Oro per gli Stati Uniti in 3’19”06 (quartetto formato dalla campionessa NCAA Courtney Okolo, Natasha Hastings, Phylllis Francis e Allyson Felix) davanti alla Giamaica (3’20”34). Allyson Felix ha portato a sei la collezione delle medaglie d’oro alle Olimpiadi. “Abbiamo fatto due grandi cose, entrare in finale con il record nazionale e chiudere al sesto posto è un ottimo risultato. Abbiamo visto il bronzo vicinissimo ma non possiamo rimproverarci nulla”, le parole della Grenot.

Gli Stati Uniti hanno vinto l’oro anche nella 4×400 maschile in 2’57”30 con un quartetto formato da Arman Hall, Tony Mcquay, Gil Roberts e Lashawn Merritt. Argento per la Giamaica in 2’58”16, davanti ai campioni uscenti delle Bahamas (2’58”49) con il Belgio dei fratelli Borléé a tre centesimi dal podio.

Il Kenya non è salito sul podio solo nel mezzofondo ma anche nel giavellotto con il campione del mondo di Pechino Julius Yego, che va in testa con 88.24 al primo tentativo ma si infortuna ed è costretto a fermarsi. Il keniano è stato superato dal formidabile tedesco Thomas Rohler, che ha estratto dal cilindro un favoloso lancio da 90,30 m. Il campione olimpico in carica Keshorn Walcott è salito ancora sul podio, chiuendo terzo con 85,38 m.