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De Ponti: postura ed equilibrio posturale

12 Agosto, 2015

Molti anni fa, quando poco si sapeva di allenamenti, si faceva spesso riferimento allo “stile di corsa”: oggi questo pare un concetto superato, proprio partendo dall’osservazione che ottimi risultati si possono ottenere con stili molto diversi e alcuni non propriamente plastici.

Su Correre di agosto il nostro specialista in ortopedia Luca De Ponti ci fornisce le indicazioni per orientarci nell’ambito di queste osservazioni.

La particolarità del corpo umano in movimento è quella di sapersi adattare con forme di autocompenso ai dismorfismi, ovvero alle alterazioni rispetto a un’ipotetica norma, presenti nel proprio corpo.
Cosa significa questo? Significa, per esempio, che un soggetto in cui un arto inferiore sia più lungo dell’altro tende a creare un naturale compenso tale per cui l’emibacino corrispondente all’arto più corto viene ruotato in avanti per sopperire alla minore lunghezza dell’arto. Questa situazione comporterà a sua volta una rotazione delle vertebre lombari, con il risultato di un ulteriore compenso. Nell’insieme avremo una gestualità motoria che, pur discostandosi dalla norma, lavora in equilibrio e nella condizione di massima economia.

È proprio l’insieme di queste situazioni che porta a una condizione di equilibrio generale: è il modo più semplice di far funzionare il corpo in relazione a una struttura acquisita non priva di imperfezioni. Queste ultime possono avere un significato non indifferente nel caso di un sovraccarico funzionale. Quindi qualsiasi tipo di intervento esterno legato a un eventuale compenso di una diversa lunghezza degli arti inferiori o a una correzione della tipologia di appoggio del piede deve fare i conti con gli equilibri già instauratisi: l’entità dell’intervento deve allora essere dosata in modo tale da portare un reale beneficio.

Troppo spesso queste correzioni vengono eseguite con approssimazione e poca sensibilità da parte di chi non conosce le reazioni alle particolari sollecitazioni tipiche della corsa e il rischio più frequente è quello di arrecare danno piuttosto che beneficio.

Pensate sia normale soffrire o infortunarsi a causa della corsa?

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