Cross – Il commento: il Lalli ritrovato che pensa già alla maratona

Budapest, 9 dicembre – Il freddo pungente non lo ha di certo patito un piccolo ragazzo nato a Firenze, ma trasferitosi nel Molise 25 anni fa.

E’ rosso crinito, si chiama Andrea Lalli, di professione atleta delle Fiamme Gialle, esperto di corsa campestre. Per chi non lo sapesse, a Lalli affibbiarono il nomignolo di “Bekelino” dopo la vittoria a S. Gi

Budapest, 9 dicembre – Il freddo pungente non lo ha di certo patito un piccolo ragazzo nato a Firenze, ma trasferitosi nel Molise 25 anni fa.

E’ rosso crinito, si chiama Andrea Lalli, di professione atleta delle Fiamme Gialle, esperto di corsa campestre. Per chi non lo sapesse, a Lalli affibbiarono il nomignolo di “Bekelino” dopo la vittoria a S. Giorgio su Legnano nel 2006. Anche allora era un campionato continentale e Lalli vinse da juniores per poi ribadire la vittoria negli under 23 a Bruxelles, due anni dopo. Ieri, a Skanzen, 30 km lontano da Budapest, tra muschi e licheni, pareva di essere in Finlandia. Su di un terreno ghiacciato, il ragazzo allenato da Luciano Di Pardo si è messo al collo un alloro che forse neppure lui sognava, quando al mattino aveva calzato le scarpe chiodate. Bekelino aveva le sembianze di una volpe inseguita inutilmente da una muta di onesti praticanti del mezzofondo europeo. Lui è di un’altra caratura, almeno nel cross.

Dopo circa una decina di minuti, prima si è portato al comando, in compagnia del transalpino Chadi, poi, insalutato ospite, se n’è andato. Cinque, dieci, quattordici, venti secondi: a tanto è salito il distacco. Solo nell’ultimo rettilineo, quando ha indossato il vessillo tricolore, il suo vantaggio è diminuito. Lalli è certamente un atleta ritrovato. I suoi tendini, entrambi operati, nella primavera del 2011 non gli hanno dato fastidio nel periodo trascorso a Iten, in Kenia, tra ottobre e novembre, dove ha messo a punto i cavalli del suo motore, che sui terreni difficili come quello magiaro, ha mostrato tutta la sua potenza. Nei cilindri benzina super a 98 ottani, per i motori spinti, come quello di Andrea Lalli. Qualcuno ci ha pure ricordato la sua vittoria su di un terreno simile anche nel cross internazionale di Bruxelles, di un paio d’anni fa. Lalli, sempre per chi non lo sapesse, ha in animo di correre la maratona, lo ha ammesso più volte, ma forse l’impatto con l’asfalto per i suoi tendini potrebbe essere deleterio. Staremo a vedere.

Dietro a Lalli, un sorprendente Daniele Meucci, che aveva partecipato a due cross prima di Budapest, non con grandi risultati. Il toscanaccio di Pisa, caduto a metà gara, ha dato un saggio della sua classe giungendo terzo con una progressione notevole, divenendo l’azzurro più medagliato dell’anno. Due medaglie nel cross di Budapest, una a squadre (terza l’Italia), una individuale e un argento a Helsinki nei 10.000 m. Niente male. Ma, come si diceva una tempo a scuola, può fare di più. L’Italia, dicevamo, è terza con Lalli Leucci, De Nard, Nasti e Baldaccini, si è ritirato La Rosa.

Le altre gare – Chi lo avrebbe mai detto che Eric Ingebritsen, norvegese, si trovasse a suo agio anche sui prati? Lo avevamo visto grande protagonista negli Europei di Helsinki, primo nei 1.500 m, poi quinto alle Olimpiadi, ma suoi prati non ce lo saremmo aspettato. Eric ha azzeccato la sciolina ed è scivolato alla grande verso il traguardo tra gli under 23. Per i nostri colori Ahmed El Mazoury è il migliore, ma il ragazzo di Brivio, vicino a Lecco, deve ancora riprendersi per mostrare le sue possibilità

Le Donne –  Bene Nadia Ejjafini, settima, in una prova che l’ha vista battagliare con le avversarie più forti, per poi cedere nel finale dove una coriacea Fionnulla Britton ha rivinto a distanza di un anno, dopo una lotta a coltello con Dulce Felix. Tra le under 23 non c’è molto: a parte Valeria Roffino, le altre appaiono abbastanza immature. Non parliamo della Bevilacqua, che da junior faceva sperare mentre ora, dopo tantissimi infortuni, è l’ombra di se stessa.

Gli juniores – Meritano, i ragazzini. Diamo loro ancora delle possibilità: sono giovani, al primo anno della categoria, e in più ci aggiungiamo Yemaneberhane Crippa, chiodato, in 32ª posizione, che ha 16 anni. Il futuro potrebbe essere loro. Ovvero: i gemelli Dini e i fratelli Crippa. Che volete di più? Tra le ragazze, la migliore, Federica Del Buono, è figlia d’arte: Gianni e Rossella Gramola stanno cercando di confezionarci una ragazza degna di portare quel cognome.