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Buon compleanno Haile Gebrselassie

Giancarlo Colombo
Di: a cura della redazione

Oggi è il compleanno di Haile Gebrselassie, nato il 18 aprile 1973 ad Arsi (Etiopia), pluricampione olimpico e mondiale e detentore di una lunga sfilza di record mondiali.

Dopo essere stato il protagonista della scena mondiale, Haile Gebrselassie, che festeggia oggi il suo 47° compleanno, è oggi un uomo d’affari a capo di una rete di aziende, scuole e attività in diversi settori, tutte con base in Etiopia, che danno lavoro a circa 3.000 persone.

Appeso alla parete dell’ufficio c’è un semplice organigramma, dov’è riassunto tutto ciò che riempie le giornate di Haile Gebrselassie. Ci sono gli hotel (6 già aperti, altri 3 in arrivo), l’impresa di costruzioni, le piantagioni di caffè (che riforniscono, tra gli altri, anche Starbucks), l’azienda che produce miele, i cinema, la palestra, il beauty center, la società che organizza eventi, 3 scuole e un museo.

«Le mie giornate iniziano alle 4 del mattino. Faccio colazione e leggo i giornali, poi esco e mi concedo un’ora di corsa. A quel punto sono pronto per andare in ufficio e iniziare la mia giornata di lavoro e appuntamenti. Non esagero mai, però diciamo che se domani dovessi correre una maratona riuscirei a portarla a termine in 2:15’…» sorride sornione Gebrselassie.

A 46 anni e nonostante il lavoro, chiede il nostro inviato Andrea Schiavon?
«Di sicuro non impiegherei più di 2:20’…».

Nella sua carriera ha realizzato 26 record mondiali, conquistato 8 titoli iridati e 2 ori olimpici. Ha gareggiato a livello internazionale dal 1992 al 2015. Come ha gestito la transizione al ruolo dell’uomo d’affari?

«Tutto è iniziato alla fine degli anni Novanta, ho cominciato a investire i miei guadagni molto prima di smettere di correre. Così non c’è stato nessun passaggio traumatico: è stato naturale e progressivo».

Ha lavorato con un manager olandese, Jos Hermens, e gareggiato in tutto il mondo. Perché ha scelto di investire in Etiopia?

«Perché credo nella mia terra e nella mia gente.»

Ricco e famoso, potrebbe ritirarsi a vivere ovunque, dalle Hawaii alle Maldive. L’idea non la tenta proprio?

«Le mie Hawaii e le mie Maldive sono qui, in Etiopia. Non ho dubbi al riguardo. La mia primogenita, Eden, però studia ad Atlanta, negli Stati Uniti: in primavera si è laureata alla Emory University in Business Administration e al suo ritorno ad Addis Abeba inizierà a lavorare con me.»

E gli altri figli cosa fanno?

«Melat, la secondogenita, studia informatica a Londra: lei è il cervellone della famiglia. Bete, la mia terza figlia, l’anno prossimo volerà a Manchester per studiare economia. E poi c’è Naty, il piccolo di casa, che ha 14 anni e per ora va a scuola e dedica il suo tempo libero al calcio.»

A proposito di formazione ed educazione, tra le attività cui lei ha dato vita ci sono anche 3 scuole. Perché?

«È il mio modo di restituire un po’ di quello che ho avuto nella mia vita. Le scuole sono intitolate ad Ayelech Degefu, mia madre. È morta quando avevo 7 anni, ma se sono andato a scuola lo devo a lei. In famiglia eravamo 10 figli, 6 maschi e 4 femmine: in campagna di solito solo i bambini più fortunati venivano mandati a scuola, mentre mia madre ha sempre voluto che tutti i suoi figli avessero l’opportunità di studiare. Se ho dato vita a 3 scuole non è per guadagnarci: desidero ricordarla e voglio dare ad altri bambini prospettive diverse.»

Sa qualcosa di Yeman Crippa?

«L’ho incontrato una volta, mentre era in raduno qui in Etiopia. Davvero è arrivato 8º ai Mondiali in 27’10”? Allora credo valga la pena tenerlo d’occhio: tra 2-3 anni potrebbe fare qualcosa di veramente buono».

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Parola a Haile Gebrselassie”, di Andrea Schiavon, pubblicato su Correre n. 424, febbraio 2020.

Leggi anche: “L’ultima corsa di Haile Gebrselassie

Addis Abeba (Ethiopia) 16/11/2019 Haile Gebrselassie nel suo ufficio di Addis Abeba con Andrea Schiavon – foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo