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Calcaterra: «I miei venti chilometri al giorno sul tapis roulant»

Giancarlo Colombo
Di: Daniele Menarini

Il punto di vista dell’ultramaratoneta italiano più famoso: «Il Passatore? Spero si svolga, anche più avanti, ma lo sogno solo perché questo significherebbe che la situazione italiana sarà migliorata.»
«#iorestoacasa? Avrei preferito #iofaccioattenzione.»
«Non ho trovato giusti gli insulti a chi correva quando era consentito». «Vedo in giro anche il virus dell’odio.»

Rimandare o annullare? Alla luce del comunicato della 100 km del Passatore, che sabato 21 marzo ha dato appuntamento a “dopo il 4 aprile” per la decisione sullo svolgimento o meno dell’edizione 2020, durante la quotidiana diretta delle ore 17 sulla pagina Facebook della testata Runners&Benessere è stato coinvolto l’atleta-simbolo della manifestazione, Giorgio Calcaterra, vincitore ininterrotto della Firenze-Faenza dal 2006 al 2017.

«… Telepatia – esordisce Calcaterra a proposito dell’invito in trasmissione-. Tanto per sdrammatizzare racconto una cosa: proprio in questi giorni, approfittando del fatto di essere a casa dal lavoro, sono riuscito a finire di appendere alle pareti di casa tutte le maioliche faentine che ho vinto alla “Cento”. Non lo avevo più fatto dal 2015!»

Quale potrà essere il destino del Passatore 2020?

«È difficile dirlo, perché non dipende né dagli organizzatori, né da noi. Dipende da come andranno le cose. Rimandarla, magari di un mese, potrebbe essere una buona soluzione, se fattibile, perché no? Forse, però, potrebbe non bastare. Se non si farà, naturalmente, noi ultramaratoneti non ne faremo un dramma, perché siamo consapevoli di essere di fronte a problemi ben più gravi, ma proprio per questo, proprio alla luce dell’attuale, drammatica condizione collettiva, io spero che si faccia, perché il fatto stesso di poterla correre, magari appunto a fine giugno, per tornare all’ipotesi rinvio che immaginavo prima, significherebbe che la situazione sarà migliorata.»

Come si sta allenando in questo periodo?

«Mi sto allenando bene, mi sto dedicando a un periodo di scarico e riesco a fare tranquillamente i miei soliti 20 km al giorno. Non faccio più i 30 km al giorno di qualche anno fa, oggi lo trovo un po’ faticoso, mi occorrerebbe un’energia fisica e mentale di cui attualmente non dispongo, ma va bene così: solo 20 km tranquilli, a 5’00”/km, dove quel “solo”, per carità, non vuole essere offensivo per nessuno, perché so bene che 20 km sono tanti, ma è un “solo” riferito ai miei chilometraggi abituali, che di solito erano, appunto, più lunghi. Oggi, non potendo uscire, i 20 km li ho fatti sul tapis roulant e così sarà anche nei prossimi giorni.»

«Riconosco di essere una persona fortunata: ho un tapis roulant in casa e da adesso in poi i miei allenamenti li farò qui. Mi dispiace, però, che chi invece non ha questa possibilità non riesca più a correre, perché uscire per 200 metri e poi tornare indietro, il limite imposto dalla nuova disposizione per le attività all’aperto, rende impossibile qualsiasi tipo di corsa.»

Si è notato, infatti, che all’hastag  #iorestoacasa, lei contrappone l’hastag #iofaccioattenzione…

«Sì, perché penso che nei giorni in cui si correva in solitaria non si rischiava di contagiare nessuno. Si può essere contagiati con più facilità andando al supermercato, dove mi è capitato di vedere che le distanze tra i presenti sono spesso molto ridotte e che le persone sostano a lungo con la faccia sopra i contenitori della frutta e della verdura.»

«Mi dispiace anche che nei giorni scorsi, quando ancora, in solitaria e rispettando le distanze, si poteva andare a correre, molti, mentre si allenavano, siano stati insultati. Questo non lo trovo giusto. L’importante, secondo me, era prendere i dovuti accorgimenti per evitare di mettere a rischio l’incolumità degli altri, oltre che la propria. Purtroppo vedo in giro un altro virus, che è il virus dell’odio.»