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Buena corsa social club

Che strana copertina. Ma è di Correre? Meno male che là sopra campeggia la nostra testata, così conosciuta (grazie a voi), che ormai funziona come una di quelle insegne dei locali o dei distributori di carburante, che sbucano dal buio della notte e ci dicono che la strada è giusta.

Quel poco di letteratura latina che sopravvive nella mia memoria mi fa ricordare che Orazio, papà della satira, affermava: “Ridentem dicere verum: quid vetat?”. Letteralmente: “Cosa impedisce di dire la verità ridendo?”.
E giocando? Perché c’è un gioco di simboli a reggere il messaggio che vogliamo mandare attraverso lo scatto realizzato dal nostro Michele Tusino.

Il nostro gioco è concentrato nel vassoio delle pin-up, pieno di scarpe anziché di hamburger. Nella realtà non è così, lo sappiamo. Anche qui da noi, non solo negli USA, si servono panini con talmente tanti piani di carne e salse, che il cetriolo deve prendere l’ascensore per andare a incastrarsi sopra la maionese, e negli autogrill che scandiscono il mio viaggiare gli espositori di caramelle sempre più estreme la fanno da padroni e le patatine sono in vendita in fustini da detersivo, perché il classico sacchetto, evidentemente, non attrae più a sufficienza.

In quanto a rapporto con il cibo, insomma, non siamo ancora abbastanza lontani dall’epoca dell’Orbit, il gigantesco drive-in descritto nella trilogia di Joe R. Lansdale, dove si mangiano pop-corn macchiati di caramello rosso sangue da gustare guardando film dell’orrore. Non mi rivolgo, ovviamente, ai fedelissimi lettori di Correre, ma alle persone che in agosto, più che in ogni altro periodo dell’anno, abbiamo la possibilità di intercettare mentre riflettono sulla necessità di dare una sterzata alla propria vita.

Ordinare un po’ di corsa, metterla nel menu della propria giornata, significa comprare benessere, quel benessere che illumina il viso dei ragazzi e delle ragazze dell’immagine e che ci lascia intravedere la felicità che accompagna il loro dialogare. Perché è questa armonia di fondo, dovuta alla corsa, la vera protagonista della copertina.

Ecco perché ci siamo inventati uno strillo maggiore come “Buena corsa social club / Perché correre migliora la vita”, che raccorda l’immagine all’identità della rivista, “giustificando” agli occhi del lettore un’iconografia altrimenti molto distante da quella abituale. E se le parole giocano con un film ambientato a Cuba, ci pensa il lettering dello strillo a garantire il riferimento al neon del titolo originale di American Graffiti, pellicola che simboleggia l’epoca del drive-in e degli anni ’50-’60 cui il locale-location della copertina si ispira.

Perché, come metto il naso fuori dalla baraonda buona dell’ennesima corsa o come finisce il mio modesto allenamento, mi basta guardarmi attorno o scolarmi un TG della sera per capire quanto ci sia bisogno di socialità, più che di social. Vi auguro davvero di trovarla nella corsa, questa socialità, e che l’estate, come sempre, vi sia amica.

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