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Lezioni di spesa: il reparto bevande

Foto 123rf
Di: La redazione

Importante prestare estrema attenzione alle bevande, rifuggendo dalle elevate quantità di zucchero aggiunto e conservanti che si riscontrano in molti di questi prodotti. I consigli dei nutrizionisti di Correre per compiere le scelte corrette

Nella maggior parte delle bevande in commercio c’è una quantità di zucchero aggiunto molto elevata, che serve a rendere piacevoli prodotti anche di qualità molto scarsa e a “drogare” i nostri centri nervosi in modo da portarci poi ad acquistarli e a desiderarli compulsivamente. I produttori, grazie a zucchero, aromi e coloranti, ci vendono acqua facendocela pagare quasi come succo. Per riuscire a ingannare il nostro palato devono infatti additivarla con aromi artificiali, coloranti, edulcoranti e tanto, tanto zucchero. “Questi additivi, in particolare nella forma liquida proposta dalle bevande, hanno la conseguenza negativa di squilibrare in modo consistente le nostre risposte endocrine” spiegano i nostri esperti in nutrizione dello staff di Dieta Gift coordinato da Luca Speciani. 

Le regole da seguire

Ecco tutto quello che deve guidare le nostre decisioni nel momento in cui decidiamo di acquistare una bevanda:

– assenza assoluta di zuccheri aggiunti, sia sotto forma di saccarosio (zucchero da cucina) sia di fruttosio o di HFCS (high fructose corn syrup, un derivato del mais, paradossalmente molto economico grazie ai contributi statali USA ai produttori di mais);

– mancanza di altri dolcificanti aggiunti (naturali o artificiali);

– assenza di coloranti;

– mancanza di conservanti (di solito benzoati, più volte accusati di generare sbalzi d’umore nei ragazzi);

– presenza di acqua aggiunta (se c’è acqua va insaporita e quindi servono additivi: se abbiamo voglia l’acqua possiamo sempre aggiungerla noi, senza pagarla come un succo).

Nel dettaglio

Vi riportiamo di seguito le definizioni previste dalla normativa vigente per quanto riguarda i differenti tipi di bevande.

Succhi di frutta: con questo nome si intendono i succhi ottenuti dalla frutta con procedimento meccanico, che conservano colore, aroma e gusto del prodotto di provenienza e contengono quindi il 100% di frutta. Dopo la spremitura, i succhi possono essere sottoposti a filtrazione. Nei negozi e supermercati se ne trovano infatti di torbidi, ottenuti per sola spremitura, e di limpidi, se sottoposti anche a filtrazione. Tutti i succhi di frutta in commercio sono pastorizzati per abbattere la carica batterica ed evitare la fermentazione da parte di lieviti. Questo processo, necessario per la conservazione, ne riduce leggermente il valore nutritivo, soprattutto per quanto riguarda l’apporto vitaminico.

Succhi di frutta concentrati: prodotti ottenuto dal succo di frutta mediante eliminazione fisica di una parte dell’acqua di costituzione. La loro concentrazione deve essere almeno del 50%. Vengono usati soprattutto come dolcificanti naturali in preparazioni più complesse.

Succhi di frutta disidratati: sono il prodotto in polvere ottenuto dal succo di frutta mediante il procedimento di disidratazione. Anch’essi vengono spesso usati per creare bevande ricostruite “al gusto di” qualcosa.

Spremute: dicitura che si applica solo agli agrumi e indica il succo di agrumi senza aggiunta di zuccheri.

Nettari: bevande con una concentrazione di succo o polpa di frutta che va dal 30 al 50% a seconda del frutto. Addizionati di zucchero, talvolta di acido ascorbico come antiossidante (innocuo) e diluiti con acqua minerale.

Bevande alla frutta: contengono solo il 12% di succo di frutta, il resto è composto da zucchero, acqua gassata e spesso coloranti, aromi e conservanti, l’aggiunta dei quali è consentita dalla legge. La più comune è l’aranciata. Il cosiddetto “decreto Balduzzi” aveva cercato di portare al 20% la percentuale di succo di frutta in queste bevande, ma è stato bocciato.

Bevande al gusto o a base di frutta: in esse la percentuale di succo di frutta risulta inferiore al 12%.

Promosse e bocciate

Queste sono le sole bevande approvate da DietaGIFT:

– i succhi di frutta;

– le spremute.

Diversi lavori scientifici documentano un effetto molto diverso sulla glicemia di alimenti che posiamo definire nativi (frutta, spremute, concentrati) rispetto ai corrispondenti alimenti ricostruiti (acqua, fruttosio, aromi), anche a parità di composizione finale.

Non approvate sono invece:

– i nettari;

– le bevande alla frutta;

– le bevande al gusto di frutta;

– il tè freddo, i cui ingredienti (di una marca molto diffusa) sono: infuso di tè, zucchero, destrosio, succo di limone (0,2%), esaltatore di sapidità, aromi. Nella versione alla pesca: infuso di tè, succo di pesca da concentrato (9,5%), zucchero, destrosio, aromi, succo di limone;

– le bevande gassate e zuccherate (tipo cola o gassosa);

– il caffè al ginseng (una delle marche più comuni al bar): latte scremato in polvere 29,5%, zucchero, sciroppo di glucosio, caffè istantaneo 14,2%, lattosio, proteine del latte, maltodestrina, aromi, olio vegetale, stabilizzante E339, estratto di ginseng 0,58%.

In sintesi: se non vogliamo farci ingannare e vogliamo un succo di frutta vero, dobbiamo imparare a leggere bene le etichette. Un liquido composto di acqua, zucchero, aromi artificiali non avrà mai il contenuto nutritivo di un succo naturale.  Proviamo a mettere il 12% di succo vero in acqua e avremo una bevanda dal sapore quasi esclusivamente di acqua, appunto. Per renderla attraente per il consumatore le aziende devono aggiungere sostanze per noi inutili, quando non addirittura dannose. Nessun confronto di costo è possibile tra queste bevande e il succo naturale.

I nostri suggerimenti

Ove non sia possibile il consumo di frutta fresca, consigliamo di assumere spremute o centrifugati freschi, che mantengono pressoché inalterato il loro contenuto naturale in vitamine, minerali e antiossidanti. È anche consentito con moderazione l’utilizzo di bevande nervine come caffè, tè, tè verde (ovviamente senza aggiunta di zucchero, dolcificanti, latte o creme). Chi beve troppi tè o caffè nella giornata può esporsi a sintomi da innalzamento pressorio, emicranie, gastriti, ansia e tachicardia. Un buon compromesso per chi ama il caffè può essere quello di limitarsi a due tazzine al giorno più, magari, un decaffeinato serale. Nessun vincolo invece, a qualunque ora del giorno, per infusi e/o tisane di ogni genere e tipo, possibilmente variandone con frequenza la composizione.

Per le bevande alcoliche la considerazione va fatta sulla quantità effettiva. Viene definita “un drink” la quantità di alcol contenuta in un boccale di birra, in un bicchiere di vino o in un bicchierino di superalcolico. Ricerche recenti e affidabili, come l’Arizona Study, definiscono come quantità innocua il mezzo drink a pasto per l’uomo. Tali dosi vanno dimezzate per la donna, e ulteriormente dimezzate per individui di origine asiatica. Superarle, significa vedere un rapido abbassamento dell’aspettativa di vita. DietaGIFT non vieta il consumo di alcol, raccomandando però prodotti di massima qualità (molti superalcolici sono zeppi di zuccheri e alcuni vini bianchi hanno elevate quantità di solfiti) e un uso saltuario e moderato.

NotaQuesto testo fa riferimento alla serie di articoli “Lezioni di spesa”, curati da Lyda Bottino e Luca Speciani e pubblicati sui numeri di Correre del 2019.

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