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ZONA MISTA – Speciale Olimpiadi: bilancio azzurro al giro di boa

16 Agosto, 2016

Metà del guado o quasi. Il viaggio dell’atletica italiana a Rio dopo quattro giornate di gare non può essere considerato esaltante. Fa eccezione Libania Grenot, che l’estensore di queste note, ha più volte fustigato, in senso letterale ovviamente.

L’italo/cubana dopo la vittoria nel campionato europeo a Amsterdam (bis di due anni fa a Zurigo) nel giro della morte è approdata alla finale in un’Olimpiade, dopo infruttuosi tentativi in occasioni precedenti, leggi Mondiali e Giochi. Questa volta l’azzurra allenata da Loren Seagrave ha centrato il suo obiettivo ed escludendo le sue esternazioni, a volte troppo “caricate” ha corso con classe, grinta e determinazione giungendo in finale ottava, così come il “mite” Matteo Giupponi nella 20 km di marcia.

Ora, come lo stesso coach americano che la ospita durante l’anno nella sua abitazione, ha promesso un anno fa vuole fare guadagnare la finale olimpica alle ragazze della 4×400. Un traguardo ambizioso ma con una Libania in certe condizioni non pare un sogno proibito.

Torniamo alla spedizione azzurra in terra carioca. I nostri si sono visti davvero poco. Fino ad ora le batterie sono state una sorta di ostacolo insormontabile. Da Margherita Magnani, a Matteo Galvan, da Abdullah Bomoussa e Yuri Floriani, sino a Gloria Hooper e Marzia Caravelli la delusione è palpabile. Un sorrisetto lo strappano stanotte Pedroso e Folorunso, poi, d’accordo Benedetti ha passato il primo turno per il rotto della cuffia (centesimi), così come Donato non è approdato alla finale del triplo, lui medaglia di bronzo 4 anni fa a Londra, a 40 anni per un maledetto segno lasciato sulla plastilina di sì i no un centimetro ed è tornato a casa.

Le donne della maratona, o meglio le mamme della maratona hanno fatto il loro dovere, ma il ricambio di queste splendide ultraquarantenni dov’è? Mi fermo. Il giudizio finale deve essere espresso solo al termine delle otto giornate di gare. Confidiamo nelle marciatrici, nonostante tutto il baillamme che ha scoperchiato questa disciplina. Ci salvino loro, oppure, perché no, qualche maratoneta non di primo pelo, ma di grande determinazione.

Dimenticavo la nostra punta di diamante Marco Tamberi è a Rio, scrive per la rosea e commenta per la Rai. Non è felice. Proprio come noi amanti dell’atletica. Nel frattempo l’atletica mondiale non vive di solo Bolt. Tre record mondiali, tra questi quello di Van Niekerk, è fantasmagorico, sono un bel biglietto da visita.