Uomini e donne. Relazioni (complicate) nel mondo della corsa

Di: Maria Comotti

Il movimento del running in Italia è sempre più tinto di rosa (le maratonete nel 2016 sono cresciute dell’8%, mentre gli uomini sono in calo, pur essendo in valori assoluti ancora molti di più), basta uscire a correre e ci si accorge di come le podiste siano più presenti, più consapevoli e sicure di se stesse. Eppure la mentalità sessista resiste imperterrita, annidata dove meno te l’aspetti, pronta a sgusciare fuori come un serpente velenoso che colpisce e paralizza, che morde e dà dolore.

Eh non esagerare! Cosa saranno mai una battuta e un commento ironico…” penserà qualcuno. Va bene, allora proviamo a farcele queste due risate.
«Corri, corri che ti cala il culo.» Di solito a pronunciare queste leggiadre parole sono signori in macchina o affini, veri cuor di leone che si divertono da soli, penso, visto che non ho più sentito nemmeno l’eco di un sorriso davanti a battute di questo genere dal 1948 (per citare l’ispettore Bloch).

«Corri così per farti notare?», detto a una runner in calzoncini corti. Ma siamo pazzi? Qua siamo sulla lunghezza d’onda dei cerebrolesi per cui una donna se la va a cercare se si veste in un certo modo o se magari corre da sola in un parco. Se le vanno a cercare loro, le mazzate.
«Le donne dovrebbero stare a casa a cucinare, lavare, eccetera eccetera». Pazienza (un cavolo, ma diciamo così) se lo afferma un troglodita incrociando una runner, intollerabile detto da un medico a una visita agonistica (storia vera, raccontatami da un’ex atleta di sollevamento pesi a cui è successo).

«Forza che sei prima» (o commenti similari, dove è palese che siamo di fronte alla situazione inversa). Frasi dette dallo speaker della Verona Romeo e Giulietta Half Marathon di tre anni fa alle podiste che tagliavano il traguardo dopo le due ore. Mandò una mail di scuse a chi si lamentò con l’organizzazione, ma non ci furono altri provvedimenti.
E il trend dello speaker quale categoria a rischio (per assenza di materia grigia) va tuttora di moda: «Ora arriva la gara clou, vedremo gareggiare i veri atleti» è stato detto non più di qualche mese fa dal presidente della Fidal Sardegna Sergio Lai, nel presentare la gara maschile che seguiva alla campestre femminile di Villacidro. Incredibile ma, purtroppo, vero.

Per non parlare della disparità nelle premiazioni e nei punteggi. In molti trail si premiano solo le prime assolute, mentre per i colleghi maschi sono previsti premi di categoria. O ancora: nel Grand Prix Sicilia di mezze maratone, da regolamento le donne ricevono punteggi inferiori agli uomini. Alla richiesta di spiegazioni, solo un laconico «Voi siete poche» accompagnato da un sorrisetto sarcastico. Alla faccia dell’incoraggiare lo sport femminile…

PS: so che la stragrande maggioranza dei signori runner sono appunto dei signori, generalizzare è altrettanto dannoso che minimizzare, quindi abbiate pazienza. Però qualche eccezione c’è, ammettetelo.

PPS:
ringrazio di cuore Lucia, Laura, Barbara F., Barbara C., Barbara M., Rosita, Erica, Cristiana, Paola V., Paola B., Michela, Marina, Giuliana, Luciana, Concetta, Daniela, Valeria del gruppo Vpmèc (Va Piano Ma è Carina) che hanno voluto condividere con me le loro riflessioni ed esperienze.

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