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No a marcia e corsa campestre

16 Dicembre, 2020
Foto Giancarlo Colombo
Forse conviene ricapitolare. Nell’ultima settimana, o meglio negli ultimi 10 giorni, dal mondo dell’atletica sono arrivate un paio di notizie che meritano degli approfondimenti. In ordine cronologico. La World Athletics ha stabilito dati e sedi della nuova Diamond League. Sono 10 tappe in tutto con la finale nell’arco di 2 giorni in quel di Zurigo La tappa italiana il “Golden Gala” fissato il 4 giugno, dove ancora non si sa, visto che l’Olimpico non dovrebbe essere disponibile causa Campionati Europeo di calcio. La novità, se così la possiamo chiamare, sta nel fatto che ritornano a essere prove della “lega diamantifera” anche discipline che non avevano trovato sbocco lo scorso anno, provocando moltissime proteste da parte di taluni atleti. Sono reinseriti nel programma i 200m. 5000 e 3000 siepi, oltre a triplo e disco. Lord Sebastian Coe ha capito con un anno di ritardo che l’atletica comprende anche quelle specialità, stranamente abbandonate nell’ultima edizione che poi è stata monca sotto ogni punto di vista. In più – ci permetta presidente Coe – anche la durata del meeting che avrebbe dovuto essere di 90’, è stata portata a 120’, meglio così.
Secondo punto molto più importante del primo: Il Cio ha cancellato definitivamente dal programma olimpico e mondiale la 50 km di marcia maschile e femminile, che tante medaglie aveva portato all’Italia, sostituendola con una prova sui 35 km, inoltre ha rimandato la questione riguardante l’inserimento tra le discipline olimpiche della corsa campestre. La decisione pare irrevocabile: a Parigi non troverà spazio il cross, se ne parlerà per i Giochi del 2028 di Los Angeles. Questa volta tra i delusi anche Seb Coe, stando quanto ha dichiarato ai quotidiani italiani ieri. Inutile stare a stracciarsi le vesti, la disciplina che attraversa i campi durante la stagione invernale, è certamente affascinante, ma non riesce, purtroppo a sfondare in certi ambiti internazionali. Ai prossimi Giochi di Parigi però troverà spazio specialità che con lo sport ha poco a che fare leggi breakdance.
In altre nazioni il cross inizia a ottobre e coinvolge migliaia di partecipanti. In Italia, invece, a parte i tre storici cross nazionali, gli altri viaggiano quasi nell’anonimato, nonostante due gare “Carsolina” e “Valmusone”, siano da qualche stagione prove indicative per gli Europei. Quest’anno nonostante la pandemia e il confinamento, i titoli assoluti sono stati assegnati, compreso quello di maratona domenica scorsa a Reggio Emilia. Ci ha rimesso solo la corsa campestre. Non si poteva organizzarlo con una trentina di concorrenti?
Restando in tema ci sentiamo di lanciare una piccola sfida ai candidati che si batteranno per la presidenza della Federazione. Per rilanciare la corsa campestre si potrebbe ritornare all’antica e fissare due appuntamenti l’anno: assoluti e societari e un piccolo circuito nostrano, tanto per iniziare, anche perché il cross è il latino della corsa!