Nadia Battocletti, una ragazza d’oro

Foto Francesca Grana
Di: Walter Brambilla

Nadia Battocletti. Cominciate amici a segnarvi questo nome. Ragazza di 18 anni di Cavareno, località del Trentino, dalle parti di Cles, che ha dato i natali anche a papà Giuliano il “crazy horse” dell’atletica tra gli anni Novanta e il nuovo Millennio. Nadia ha vinto a Tilburg (Brabante Settentrionale) il campionato Europeo di corsa campestre nella categoria under 20, quella che un tempo si definiva juniores. La sua vittoria non è di certo frutto dell’improvvisazione, ma una ricercata e costante crescita, atleticamente parlando, di una ragazzina che molto probabilmente non appena ha avuto l’ardire di camminare, mettendo un piede dopo l’altro, il babbo e mamma Jowarha le hanno inculcato l’arte della corsa lunga.

La sua è stata una crescita costante, con successi tra le allieve e una carriera indirizzata verso grandi traguardi. Sembra tutto facile. Così non è, anche se lei, almeno per ora non ha mostrato cedimenti di alcun genere. Ha già preso parte a Campionati Europei in pista (bronzo nei 3000 nel 2017), ottava e prima europea nella stessa distanza la scorsa estate nei mondiali, poi ha iniziato la preparazione verso i campionati continentali che si sono svolti in Olanda. Ha lasciato tutti di stucco battendo le senior italiane alla “Carsolina” di novembre e poi giungendo 11ª proprio a Tilburg nella gara che era una sorta di prova d’orchestra degli Europei. Nadia ha vinto una gara che mai era stata bottino di caccia delle azzurre, anche se in un passato dove non esistevano Mondiali o Europei di cross, ma una sorta di surrogato iridato “Cross delle Nazioni” dove facevano bella mostra di loro le varie Paola Pigni o Gabriella Dorio. Si parla di un’era quasi antidiluviana, ma pareva giusto ricordarle.

A Tilburg Nadia ha condotto la gara, ha attaccato, ha controllato, e poi nel finale ha mostrato le unghie come sanno fare le campionesse. Lei si è commossa sino a fare sgorgare qualche innocente lacrimuccia dal suo gentile visino. Nadia frequenta il quinto anno del liceo scientifico, e persone assai vicine alla sua famiglia dicono che sia bravissima anche nello studio. Si allena tutte le sere ed è seguita da babbo Giuliano, ma quando questi e fuori casa per lavoro, ci pensa il tecnico federale Piero Endrizzi a darle suggerimenti e consigli. Un episodio assai indicativo l’intervista fatta con la tv inglese, dove Nadia anche in quel caso si è battuta alla grande!

Ci si poteva fermare qui perché è stato questo il momento più importante della corsa che attraversa i campi. Ma tutti fari, come si dice in gergo, erano puntati sull’altro trentino: Yeman Crippa. Salito al Nord dell’Europa con l’intento di conquistare una medaglia. La sfida era di quelle assai difficili. Aveva contro avversari come i turchi, che in realtà sono keniani che battono la bandiera con la mezzaluna, un certo Filip Ingebritsen (3’30”01 sui 1500!!), nonché campione europeo sempre stessa distanza nel 2016. Yeman alla fine si è classificato al sesto posto, la sua è stata una volata che ha dimostrato attaccamento alla nazionale, visto che il suo risultato ha permesso agli azzurri di salire sul podio per mettersi al collo la medaglia di bronzo. Bene, anzi molto bene Daniele Meucci, undicesimo, per un maratoneta che da anni non si misurava nelle campestri, un ritorno di ottimo livello, poiché ha iniziato a allenarsi solo da settembre, dopo aver smaltito una brutta polmonite di origine virale. Poi il fratello di Yeman, Nekagenet, che un anno fa pareva ormai prossimo a cambiare tutto. Traduzione: abbandonare l’atletica. Meglio così.
Le altre squadre azzurre se si fa eccezione per le under 20 (quarte), poca cosa. Ne riparliamo nella rubrica del martedì.

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