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La Fidal sceglie il San Paolo

L’Arena racconta…

Foto: Daniele Menarini
Di: Walter Brambilla

Mi avete preso in giro. E’ da quasi tre mesi che cercate di ridarmi un aspetto decente. Il primo settembre siete entrati dalla porta principale con le ruspe e altri mezzi meccanici, avete cominciato a togliermi la pelle di dosso, sarà anche un modo di dire, ma lo avete fatto nel vero senso della parola, via la pista. Dovete ridarmi un nuovo aspetto. Mi sono chiesta il motivo. Voi mi avete risposto: “Sei vecchia, o meglio antica, se vuoi rimanere nel mondo che conta devi rifarti in tutti i sensi”. Allora mi sono detta: “Perché no”. Sono nata nel1807, opera dell’architetto Luigi Canonica, inaugurazione alla grande, alla presenza di Napoleone Bonaparte. Sì, non meravigliatevi, proprio lui che ne fu il propugnatore, con un grande spettacolo di naumachia (in altre parole, quasi mi s’annegava…).

Preferisco però parlare di argomenti più recenti, come ad esempio di una partita di calcio disputata nel 1943… No, meglio di no, troppo triste ricordare quei giorni con i partigiani fucilati, infatti, i loro nomi sono ricordati su di una lapide all’esterno delle mie mura.

Preferisco parlare di atletica, una disciplina che mi sta a cuore. Ne ho viste di tutti i colori, per sicurezza gli episodi più importanti me li sono “stampati” sulla porta all’ingresso della Sala Appiani, dietro il Pulvinare, dove i potenti di un tempo si sedevano. Ho visto cose… che voi giovani non potete neppure immaginare. Per citarne solo alcune: nel giugno del 1961 un certo Carlo Lievore lanciò il giavellotto così lontano che si conficcò sulla mia pista in carbonella, tra la quinta e la sesta corsia, ahia che male! Record del mondo! Sfiorati i mezzofondisti che erano appena transitati. Un altro lo realizzò nel giugno del 1973 un ragazzo che veniva dal Sudafrica, Marcello “March” Fiasconaro in una notte stellata corse a perdifiato per 800 metri. Ancora, un tale che portava gli occhiali da miope uno statunitense Edwin Moses, saltava gli ostacoli sistemati sulla mia pista che era stata ridotta a 400 metri dai 500 originari e aveva il manto in materiale diverso… gommoso. Insomma, di competizioni ne ho viste tantissime, le Notturne di Beppe Mastropasqua, quelle di Franco Angelotti, poi lentamente ho perso interesse, certe prove non attirano più.

Non molto tempo fa, mi è stato detto: questa è la volta buona riportiamo tutto all’antico splendore. Ti rifacciamo, la pista, il prato, la tribuna stampa perché il 28 maggio del 2020 vedrai correre, saltare e lanciare. Purtroppo non sarà così. Neppure questa volta. Non hanno tenuto conto di certe mie peculiarità, non potete modificare certe parti del mio aspetto. Ve lo avevo già detto in occasione della finale della Golden League, a metà degli anni novanta. Non avete voluto ascoltarmi, l’Assessorato allo Sport (?) avrebbe dovuto conoscere certi regolamenti, pure la Federazione a Roma poteva immaginare che non posso raccogliere tra le mie braccia più di un certo numero di spettatori. Una delusione, speravo di poter vedere quel ragazzo che corre forte che è nato a Milano ma ha un cognome sardo, volevo accoglierlo tra le mie braccia amorevoli, invece, lui e tanti altri andranno tra le braccia di un altro impianto il S. Paolo di Napoli. Bella forza è lui è un santo, io invece mi chiamo Arena Civica. All’inizio del nuovo secolo mi hanno affibbiato anche il nome di Gianni Brera, un giornalista, non un Santo!

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