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Fango, freddo e fatica: cross e sogni olimpici

18 Novembre, 2020
(Campaccio edizione 2009) Foto Giancarlo Colombo

Se permettete parliamo ancora di corsa campestre, di cross country nei paesi anglosassoni, di corta-mato in Portogallo, di corsa a travès in Spagna e via dicendo. Stando all’attuale stato della pandemia, dopo il probabilissimo rinvio del Campaccio (dal 6 gennaio al 21 marzo), si avanzano poche possibilità di disputa della Cinque Mulini alla data stabilita del 31 gennaio. La settimana successiva in data 7 febbraio si dovrebbe disputare il Cross della Vallagarina (Trentino Alto Adige), dove in confronto alla Lombardia il morbo morde assai meno.

Fatta questa doverosa premessa, nella speranza che tutto si plachi, magari entro la fine di dicembre, occorre fare un passo indietro nel tempo e portarci all’atto dell’elezione di Sebastian Coe come “monarca” supremo e assoluto della Federatletica Mondiale. In quell’occasione, in una delle sue prime uscite pubbliche, dichiarò l’intenzione di volere ridare smalto al cross. Lui uomo dai garretti nobili, che difficilmente si sporcava attraversando i prati (corse una Cinque Mulini nel 1980) colse un po’ tutti di sorpresa. Di tempo da allora ne è passato, l’ex medagliato olimpico ha pensato bene di organizzare un bel Mondiale a tinte forti in quel di Doha in uno stadio da “vuoto assoluto”, mentre la scorsa primavera  ha colto la palla al balzo e dopo il rinvio di un anno delle Olimpiadi di Tokyo ha posticipato, senza battere ciglio, il Mondiale di Eugene nel 2022. Un bel colpo ingraziandosi il CIO al completo.

Dopo Tokyo (speriamo) viene Parigi nel 2024, esattamente cento anni dopo i Giochi del 1924, dove, guarda un po,’ si disputarono per l’ultima volta gare di cross country. Qualcuno ha già ipotizzato che per quella data, l’idea di Sebastian NewboldCoe, barone di Coe, nato nel 1956, sarà quella di riportare il cross agli antichi splendori. I Giochi però si disputano d’estate, vengono così a mancare le tre famose effe maiuscole: fango, freddo e fatica. Per il fango ci si può attrezzare, come per la neve artificiale, il freddo sarà un po’ difficile, la fatica… beh, poiché l’idea è di fare disputare un cross a staffetta uomo/donna, di non oltre i 2-3 km, la effe da maiuscola diviene minuscola.

Se proprio l’ex deputato del Parlamento inglese, del Conservative Party, volesse riproporre la corsa campestre nel contesto dei Giochi Olimpici meglio di certo quelli invernali e guarda caso nel 2026 si disputano a Milano Cortina. Nei dintorni di Milano ci sono due campestri mondiali (Campaccio e Cinque Mulini) che potrebbero prendere la palla al balzo, un po’ più a nord non molto distante da Cortina, Villa Lagarina potrebbe dire la sua. Non a staffetta, ma sui classici 10 km tra freddo, magari con la neve, con il dolce sapore del fango e tanta fatica.

Sono sogni? Certamente. In piena pandemia unita al confinamento, ci resta solo questo.