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Speciale Europei: azzurro tenebre sul cielo di Berlino

09 Agosto, 2018

Neppure uno spruzzo di pioggia ha fatto diminuire il caldo nel pomeriggio berlinese, dove sono andati in onda i giochi continentali (terza giornata). Di cartucce da sparare ne avevamo e tante, ma la chicca finale era costituita per gli amanti della corsa lunga nella finale femminile dei 10.000 metri in rosa. Segnatevi questo nome Lonah Chemtai Salpenter, della tribù dei Kaljenin, pertanto nata in Kenya, ma maritata con il suo coach l’israeliano Salpenter. Ha vinto la gara di corsa più lunga in pista mentre il pubblico impazziva per il lancio nel disco e per i decatleti. Israele conquista il primo oro, la signora di 29 anni che aveva già rappresentato Israele in maratona ai Giochi del 2016 ha ingaggiato una lotta furibonda con l’orange Krummis, giunta letteralmente stremata sul traguardo e la turca Can. La Salpenter vince in 31’43”29.

La palma del miglior azzurro della giornata va a Faustino Desalu che nei 200 fa faville, in batteria al mattino realizza il miglior crono con 20”30 e si ripete mostrando grande scioltezza e sicurezza quando ormai il sole era tramontato sul celeberrimo impianto di Berlino, confermandosi (secondo) in 20”33 per la finale di giovedì sera. E’ il terzo di sempre in Italia dopo Pietro “il grande” Mennea con 19”72, Andrew Howe con 20”28. Facciamoci coraggio e incrociamo le dita…Fuori in semifinale Howe (20”77) e Manenti (20”81).

La mattinata non era iniziata male. L’accesso alla finale nei 1500 di Abdikadar e Bussotti, unitamente alla Chigbolu (400) sembrava un buon viatico per il resto della giornata. I sintomi di un malessere che poi si sarebbe palesato nel pomeriggio si sono mostrati sulla pedana del triplo donne, dove udite udite, le due ragazze in qualificazione hanno ottenuto tre nulli. Tre X il che significa per entrambe nessuna misura: mai visto! Mi scordavo di dire i loro nomi. Ottavia Cestonaro e Daryia Derkach. Nel pomeriggio la debacle proseguiva. L’esclusione che faceva più male, quella di Elena Vallortigara che s’arrampicava sulla modesta misura di 1,86 e non oltre. Un po’ poco. Meglio Alessia Trost il fenicottero italiano che accede alla finale.

Nell’elenco degli esclusi, purtroppo nomi sui quali si puntava per vedere uno o più azzurri in finale. Leggi l’esclusione di Davide Re nei 400 in 45”53, o quella di Matteo Galvan per un nonnulla in 45”17, ancora di Ayo Folorunso nel giro della morte lastricato di ostacoli chiuso in 55”69, mentre Yadis Pedroso conquista la finale, meglio così, anche perché scrivere l’elenco dei “condannati” non è affatto gradevole. La Pedroso chiude in 55”13.