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Gelindo Bordin

Domani avvenne: le corse di ieri che ricorrono in questi giorni 

Foto: Giancarlo Colombo 
Di: Danilo Mazzone
Dal 30 marzo al 3 aprile, ecco cosa accadde negli stessi giorni che stiamo vivendo. 30 marzo: il record dell’ora di Barrios; 31 marzo: un exploit di Fiasconaro; 1 aprile: il primo Vivicittà; 2 aprile: nasce Gelindo Bordin; 3 aprile: Tanui e la prima mezza maratona in meno di un’ora. 

Corse in questo fine settimana non ce ne sono e così sarà almeno fino al 31 maggio, in base a quanto stabilito ieri dalla Fidal.

Il curatore della settimanale rubrica di cronaca delle corse si dedica allora alle ricorrenze. Se la redazione mi passa l’abituale umorismo: non c’è nulla che ri-corra come una corsa!

30 marzo 1991. L’anonima cittadina di La Flèche (FRA) diventa popolare grazie alla giornata memorabile del messicano Arturo Barrios. L’allora recordman mondiale dei 10.000 m è impegnato nella gara dell’ora in pista. Il profilo azteco del frontman nordamericano ben presto si staglia davanti allo sparuto gruppo di volenterosi e pur validi Prianon, Nyangicha, Kiprotich, che lo affiancano. Ritmo di circa 1’10” ogni 400 m (2’55”/km). Alla fine Arturo è solo e chiude con 21.101 metri in un’ora, primo uomo, nella storia dell’atletica, a percorrere la distanza della mezza maratona (più cinque metri) nell’ora in pista. Barrios stacca il mito Jos Hermens, l’olandese che, nel 1976, pareva avesse fissato un limite invalicabile con 20.944 metri. Ebbene, sarà un campione gestito managerialmente proprio da Hermens, l’immenso Haile Gebrselassie, a superare Barrios 16 anni dopo a Ostrava. Ma questa è un’altra storia. 

31 marzo 1971. Buone notizie dal Sudafrica: Marcello Fiasconaro divora la pista di Stellenbosch con l’irruenza e la guasconeria di un’ala del Rugby. “March”, nato a Città del Capo (RSA), ma poi naturalizzato italiano, vince i 400 in 45”8, iniziando la sua tabella di avvicinamento al record italiano. In questo 1971 è già un idolo del pubblico italiano, che ama quel modo spregiudicato di interpretare il “giro della morte”. Tempo qualche mese e, a Helsinki, Fiasconaro sarà argento nei 400 dei Campionati europei (45”49), superato millimetricamente, in un drammatico finale, dall’inglese Dave Jenkins (45”45). Il mito inizia a prendere corpo…

Primo aprile 1984. Giorno della prima edizione di “Vivicittà”. Debutta una forma originale: si corre, sotto l’organizzazione della Uisp, in molte città dell’Europa (e non solo) in contemporanea. Originale anche il modo di calcolare un tempo “compensato” al netto delle asperità del percorso. Sono in molti a raccogliere l’invito che è anche quello di vivere gli spazi urbani a misura d’uomo. L’edizione numero zero si disputa sulla distanza della mezza maratona. Sarà così per due anni. A Roma si mette in evidenza Orlando Pizzolato, qualche mese prima di vincere a New York.

2 aprile 1959. Nasce a Longarè (Vicenza) Gelindo Bordin. Il geometra muove i primi passi con la corsa in montagna nella società Gaac (Gruppo Alpinistico Amici del Carega) Verona. Qualche anno dopo arriva la decisione di dedicarsi alla maratona sotto le cure di Lucio Gigliotti. Ottima la prima con la vittoria a Milano nel 1984: 2:13’20”. È l’inizio di un’ascesa irresistibile. Nel settembre del 1986 vince il Campionato europeo di Stoccarda con una seconda metà entusiasmante, in progressione. È da annali dell’atletica italiana la volata in pista con Orlando Pizzolato per il titolo continentale. Nel 1987 è terzo nella calura soffocante di Roma, in occasione dei Mondiali. Lo precedono solo il keniano Douglas Wakiihuri e l’eterno Ahmed Salah di Gibuti. Il giorno dei giorni arriva a Seul (Corea del Sud) il 2 ottobre 1988, con il primo oro olimpico della maratona italiana. A circa cinque chilometri dal traguardo l’azzurro sembra in crisi, poi raggiunge Ahmed Salah, aumenta e taglia per primo il traguardo nello stadio Olimpico in 2:10’31”. Così Bordin contribuisce a far conoscere il running all’Italia degli anni ottanta. Favoloso anche il suo 1990: vince il 16 aprile la Maratona di Boston (nella foto è sullo stesso traguardo, vent’anni dopo) con 2:08’19”, nuova migliore prestazione italiana, quindi il secondo titolo europeo a Spalato e infine la Venicemarathon. “Gelo” è uno dei più grandi maratoneti di tutti i tempi.

3 aprile 1993. Moses Tanui cala il poker nella Stramilano (disputata sulla distanza di 21,097 km) e vince in 59’47”, migliore prestazione mondiale e prima volta di una mezza maratona chiusa in meno di un’ora (precedente record: Steve Moneghetti, 1:00’08”). È una gara entusiasmante, con un podio tutto made in Kenya, tendenza poi rispettata chissà quante volte. Secondo è Andrew Masai (1:00’42”), terzo un certo Paul Tergat (1:00’45”). Quarto il siciliano Vincenzo Modica, che con 1:01’03” stabilisce il nuovo limite nazionale strappandolo a Francesco Panetta. Tra le donne vince la veneta Rosanna Munerotto in 1:11’07”.