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Da Nairobi a Caorle, un intenso weekend

23 Settembre, 2021
Foto Giancarlo Colombo

L’ultimo fine settimana è stato ricco di avvenimenti.  Due eventi su pista meritano un adeguato approfondimento.

Sabato a Nairobi, capitale del Kenya situata a 1800 metri sul livello del mare, Filippo Tortu nei 200 ha stampato il suo nuovo primato personale: 20”11. L’azzurro campione olimpico della staffetta 4×100 si è classificato terzo, nella prova vinta da Fred Kerley che al termine della lunga stagione olimpica può considerarsi l’atleta veloce più completo del 2021.

Il velocista italiano oro nella 4×100 a Tokyo, pare – ripetiamo pare – si sia convinto a misurarsi su questa distanza, dopo i Giochi. A questo punto occorre riavvolgere il nastro, ricordarci che il “nostro” già 19enne fermava i cronometri a 20”34 nei 200 senza averli preparati come si deve, almeno stando a chi era allora nel suo staff.  Nel 2018 a Madrid Filippo sui 100 era il primo italiano a cancellare i 10” sui 100, da quel preciso momento la distanza doppia, per svariati motivi, è stata scordata. Quest’anno anche per il Covid 19, così ha sempre fatto sapere il suo entourage e il DT La Torre. Sta di fatto che non appena Pippo, ex bimbo con le ali, ha tagliato il traguardo a Tokyo con un tuffo sul traguardo e in mano il testimone battendo l’inglese, tutti a dichiarare che Filippo è un duecentista: …”rimonta finale, proprio come Mennea e via dicendo…” si sentiva dire e leggere da più parti.

Dopo un periodo in Sardegna, l’azzurro corre due volte sui 200: la prima a Chorzow (Polonia), la seconda sabato scorso in altura a Nairobi, sfruttando un vento di + 2,0 (nella norma, sia ben chiaro). Anche Pietro Mennea s’impossessò del primato del mondo dei 200 in altura (Città del Messico), vento favorevole alle spalle, così sgombriamo subito il campo da eventuali illazioni . Il risultato è stato esaltato, giustamente, da tutti i quotidiani. L’accostamento con Mennea, in ogni articolo, compreso anche un richiamo in prima pagina su un quotidiano sportivo nazionale. La strada per i prossimi anni è certamente questa. Per arrivare in finale a Eugene (Mondiali) si dovrà correre sotto i 20”, ma come ha sostenuto un tecnico dei velocisti dopo il risultato di Nairobi: “Di meglio c’era solo la luna”. Per arrivare al meno 20”, però la strada è ancora lunga.

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Secondo punto: i Campionati di società di Caorle. In campo maschile vittoria dell’Enterprise Sport Service e in quello femminile dell’Atletica Brescia Metallurgica S. Marco. Incredibile ma vero, la squadra campione d’Italia uomini ha schierato una formazione con quasi tutti atleti lettoni. Per essere più chiari, l’azzurro Fortunato è stato protagonista nei 10 km di marcia e Zane Weir, quinto ai Giochi, nel peso, il resto tutto proveniente da Vilnius e dintorni, fatta eccezione per due olandesi (200 e 110hs) e un estone non giovanissimo nell’alto. Il peggio in campo femminile, dove la formazione Valsugana di Trento ha mostrato giovanissime ragazze bionde provenienti dalla Lettonia, in questo caso il risultato finale non è stato eccezionale visto che le bionde baltiche hanno chiuso in settima posizione. Se non andiamo errati solo tre atlete italiane, una come staffettista nella 4×400 e le altre due nell’alto e nel disco.

Certamente sarà tutto regolare, infatti, il doppio tesseramento è permesso, ma se si va a guardare attentamente tra le pieghe della federazione lituana, questo doppio tesseramento non esiste proprio. E poi la moralità dell’atletica dov’è finita? Le società tradizionali che dicono? Attendiamo risposte.