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Dalla Vallagarina con furore… o con dolore?

22 Gennaio, 2020
Foto Marco Volcan
Dalla Vallagarina con furore. Più che altro un grido di dolore.

Quello che Carlo Giordani presidente della Quercia di Rovereto, sodalizio benemerito, nel vero senso della parola ha pronunciato nel corso della conferenza stampa annunciando il cast di partenti al Cross numero 43 di Villa Lagarina che si è disputato domenica, alle porte di Rovereto. Il dirigente italiano, a suo tempo già vice presidente della Fidal, ha avuto modo di denunciare la quasi totale assenza di atleti italiani in odor di nazionale, tutti o quasi impegnati in stage all’estero e la simultaneità con i campionati regionali di corsa campestre in regioni limitrofe come la Lombardia e il Piemonte. A tutto ciò si è aggiunto l’infortunio all’ultimo minuto di Valeria Roffino e il mancato visto sul passaporto di alcuni atleti africani che non hanno potuto sbarcare sul suolo italico.

Concomitanze che subito hanno fatto pensare (da altri organizzatori) un totale abbandono della gara, smentito, visto che gli stessi amici di Rovereto, ritengono di approfondire l’argomento, magari modificando la data dello stesso. Il problema, da qualche anno si riverbera appunto sul calendario nazionale, è che la stagione si esaurisce a gennaio (i tre cross principali) e a marzo, cioè un mese e mezzo dopo, il Festival dello Sport (societari e assoluti).

Poiché chi scrive, sostiene che il cross sia il latino della corsa, ci sono molti studenti (atleti/e) che di questa lingua “morta” non ne vogliono apprendere neppure i rudimenti, infatti, si vedono le continue bocciature nel mezzofondo di casa nostra (l’unica eccezione Yeman Crippa). Urgono rimedi, che non potranno essere affrontati prima delle prossime elezioni che ormai sono il leit motiv della stagione, non importa se prima ci sono Olimpiadi ed Europei. Ad ogni buon conto c’è un rovescio della medaglia, al termine della prova qualche giornalista tra il serio e il faceto ha ammesso: “almeno questa volta ci ricorderemo il nome del vincitore”.

Un azzurro, già vice campione mondiale di corsa in montagna: Cesare Maestri, trentino, che durante la settimana, aveva avuto un piccolo problema: estrazione di un paio di molari, conseguente uso di antibiotici, qualche giorno di febbre. Tutti convinti che l’ingegnere trentino sarebbe partito per onor di firma per poi fermarsi lungo gli splendidi filari che caratterizzano il percorso. Invece, tutto il contrario: è partito al comando ed rimasto sino alla fine, dietro di lui il compagno di avventura in nazionale Francesco Puppi e lo specialista delle siepi Abdoullah Bamoussa. In campo femminile vince bissando il successo di un anno fa Moira Stewartova direttamente dalla Repubblica Ceca. Nelle prove riservate ai master si è rivisto niente di meno che Osvaldo Faustini, bresciano, ex campione italiano di maratona a Carpi e a Roma a metà degli anni 80.

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