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Coronavirus – Stop agli allenamenti all’aperto anche per i top runner

Foto Giancarlo Colombo

Chiusi i centri di preparazione olimpica del Coni a seguito del DPCM del primo aprile. Il DT, Antonio La Torre, chiede agli atleti autorizzati di rinunciare agli allenamenti. Segnali contrastanti dall’estero: L’arresto di Kipsang, la preoccupazione per gli anziani di Mo Farah.

Piste chiuse per tutti, tranne che per loro. Fino a venerdì 3 aprile, ai top runner che rientravano nella categoria “atleta di interesse» era concesso allenarsi all’aperto. Da sabato 4 aprile, tutto cambia: “A seguito delle misure assunte dal Governo con il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del primo aprile… a partire da sabato, 4 aprile, e fino a nuova comunicazione, sono sospese le sedute di allenamento all’interno dei centri di preparazione olimpica del Coni”, ha scritto il segretario generale del Comitato olimpico, Carlo Mornati in una circolare indirizzata alle Federazioni sportive nazionali e al Comitato paralimico.

I social, i siti WEB, i quotidiani online e cartacei si stanno riempiendo in queste ore delle soluzioni di ripiegamento in casa dei grandi atleti, che cercano di ricostruire, tra casa e cortile, un minimo di condizione per allenarsi: i giardini di Fabrizio Donato (triplo) e Gimbo Tamberi (alto), il tapis roulant su cui sgroppa a casa Yeman Crippa (nella foto), che dopo l’eccellente stagione 2019 era atteso per un’ulteriore crescita.

 

La Torre: «Abbiamo chiesto di rinunciare agli allenamenti»

È questo del tapis roulant il destino per un tempo indeterminato anche per i maratoneti e i marciatori, che di chilometri al giorno ne devono fare davvero tanti? «Una delle nostre maratonete, quando usciva, sentiva una signora urlarle dietro “Ho un malato in casa”. Vogliamo evitare situazioni così – ha spiegato il direttore tecnico delle squadre azzurre, Antonio La Torre a La Gazzetta dello Sport -. Si potrebbe ancora fare jogging intorno alla propria abitazione, ma a questo punto abbiamo chiesto ai nostri 3-400 atleti che avevamo autorizzato, di rinunciare.» Analoga richiesta viene inviata in questi giorni dai gruppi sportivi militari ai propri tesserati, nonostante l’attività nei loro centri sportivi, tutti all’interno di caserme, quindi spazi non aperti al pubblico, qualche scappatoia “legale” potrebbe trovarla. Ma a quel punto, probabilmente, subentra anche un elemento di solidarietà verso colleghi (poliziotti, carabinieri, finanzieri, ad esempio) che in questo periodo stanno lavorando oltre il limite delle proprie forze. 

La preoccupazione di Mo Farah, l’arresto di Kipsang

Nel mondo, nel frattempo, i top runner mandano segnali contradditori: dal Kenya, dopo l’intervista a Eliud Kipchoge, che ha dichiarato di allenarsi in casa, arriva la notizia dell’arresto di Wilson Kipsang. Scrive Tuttosport che l’ex primatista del mondo di maratona “È stato arrestato per aver violato il coprifuoco imposto nel suo Paese nell’ambito delle misure di contrasto alla diffusione del Coronavirus, dopo essere stato sorpreso insieme a una ventina di persone a bere in un bar di Iten, a tarda notte.”

Preoccupato per la situazione generale appare invece Mo Farah, nonostante viva in un Regno Unito che ancora gli permette di correre fuori casa. Da lì cerca di mantenere la concentrazione per affrontare i Giochi olimpici spostati al 2021, quando avrà già 38 anni: «E’ una situazione difficile per tutti e soprattutto per le persone più anziane. Dobbiamo resistere insieme e rimanere forti. È un momento difficile per tutti i paesi del mondo e il problema si sta aggravando»

(ha collaborato Diego Sampaolo)

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