Ciao Maura…

Di: Walter Brambilla

Ci sono giornate che ti regalano emozioni, come quella che ho trascorso sei giorni fa con Filippo Tortu, a bordo pista per seguire il suo allenamento in riva al mare a Sanremo. Poi ci sono giornate come quella di domenica sera che non avresti mai voluto vivere. Ricevere una telefonata poco prima di cena che ti avvisa che Maura Viceconte si è tolta la vita, una notizia che ti lascia ammutolito, incredulo, sconcertato.

Chi scrive aveva avuto occasione di incontrarla nell’ultimo anno in due fortunate occasioni. La prima a Venaria Reale era gennaio, ma sembrava già primavera, alla Mandria (Torino) con tanti altri amici piemontesi. Era tempo che non la incontravo, da qualche anno, il suo sorriso, la sua spontaneità, il modo gentile di porsi, la sua educazione si è palesata ancora una volta nel salutarmi. Poi mesi dopo, e qui siamo quasi alla fine del 2018, un invito alla proiezione del suo docu-film. Prima via internet, poi un paio di telefonate gioiose, com’era stato anche durante il periodo in cui lei atleta, io dall’altra parte (stampa) ci siamo incontrati. A parte il record sulla maratona e il bronzo agli Europei di Budapest ’98 (ero presente), mi piace ricordare il suo titolo italiano a Cesano Boscone nel 1994. Quel giorno nell’immediato hinterland milanese, ho commentato per il pubblico la sua vittoria.

Maura Viceconte il 30 novembre presentando l’opera del regista Luigi Cantore, scritta da Remigio Picco era l’immagine della felicità, attorniata da ex atlete che lei stessa aveva sfidato durante la sua carriera: da Franca Fiacconi a Maria Curatolo, da Laura Fogli a Ornella Ferrara, vi erano pure le compagne della nazionale dalla marciatrice Rossella Giordano alla velocista Daniela Graglia fino a Patrizia Cassard e poi ancora Alessandro Lambruschini, Maurizio Damilano, i tecnici Lucio Gigliotti e Renato Canova, gli amici Andrea Pellissier e Paolo Germanetto, oltre ad almeno trecento persone che hanno affollato una sala a Villar Dora, dove quella sera fu proiettata “La corsa il mio modo di vivere”.

Maura Viceconte era una donna felice, il figlio Gabriele di 8 anni, il lavoro nella stessa azienda che le aveva permesso di correre come una professionista. Qualcosa che noi non potremo mai sapere è il perché del gesto, pare che nessun segno nel suo comportamento negli ultimi giorni potesse fare pensare a qualcosa di tragico. Tutta la comunità valsusina è affranta e incredula, come il mondo dell’atletica, lo dimostrano per una buona volta i social, dove tutti quelli che l’hanno conosciuta l’hanno ricordata. Maura Viceconte ora sta correndo sulle nuvole, con il suo sorriso semplice che l’ha sempre accompagnata, una maratona dopo l’altra.

 

 

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