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Accadde… domani: le corse che furono, in questi stessi giorni 

03 Luglio, 2020
Foto: Atlanta Track Club
Da sabato 4 a mercoledì 8 luglio ecco cosa accadde nell’atletica e nella corsa negli stessi giorni che stiamo vivendo. 

Luglio è pista, riflettori che si accendono sui grandi interpreti. Un’indigestione di grandi prestazioni in una manciata di giorni. In certi giorni c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Basti pensare che per il 5 luglio abbiamo dovuto sacrificare il mondiale del keniano Richard Chelimo, che nei 10.000 m ferma il cronometro a meno di secondo (27’07”91) dal limite precedente, il 27’08”23 del messicano Barrios). L’asticella si sposta verso un tempo under 27’00”00… In mezzo a tanto “tartan” ecco due classiche su strada: il “re di Londra” Martin Lel vince la Atlanta Peachtree nel cuore della Georgia (USA), mentre a Sapporo (Giappone) , nella mezza maratona, è regina Catherine Ndereba. In entrambi i casi, tempi di rilievo. 

4 luglio 2006 – Una classica statunitense è la Atlanta Peachtree (nella foto), che celebra su strada (la peachtree street, appunto, che attraversa la città) il frutto simbolo delle fertili campagne della Georgia: la pesca. “Eat a peach” è un modo di dire assai diffuso da quelle parti. Dopo i fasti passati di Bill Rodgers e Frank Shorter, ecco arrivare la “African army” Il keniano Martin Lel, vincitore più volte della Maratona di Londra e di New York, si afferma al termine dei 10 km con parecchia discesa in un bel 27’25”. Keniana di nascita, poi olandese di cittadinanza, è Lorna Kiplagat, che vince con 31’13”. 

5 luglio 2000 – Bella edizione del meeting di Losanna (SUI), dove accorrono grandi del mezzofondo di inizio terzo millennio. La folla è tutta in piedi per l’idolo locale Andreas Bucher, che vince gli 800 m in 1’43”12 davanti all’algerino Djabir Said-Guerni, 1’43”32 dopo un aspro confronto. Pregevole anche il crono finale del keniano Noah Ngeny sui 1.500 m: 3’31”61 davanti al francese Driss Maazouzi, 3’32”41. Nei 5.000 m l’allora junior Sammy Kipketer coglie il primo posto con 13’01”93. Sul podio, nell’ordine, Benjamin Maiyo (13’02”28) e l’immenso Paul Tergat (13’02”49). 

6 luglio 2003 – Si corre nel fresco di Sapporo (JPN), che fu sede delle olimpiadi invernali 1972 e lo sarà per le gare di endurance dei prossimi Giochi. Uno dei grandi nomi della corsa in rosa, Catherine Ndereba, classe 1972, si afferma nella mezza maratona in 1:08’23”. Una vittoria senza discussioni, sempre in testa dal primo chilometro. Seconda è Yumiko Hara, 1:09’32”, terza Mikie Takanaka in 1:10’32”. Catherine non migliora il personale (1:07’45”) ma si regala una trasferta entusiasmante. Campionessa mondiale di maratona nello stesso anno, è una delle poche ad avere fatto l’accoppiata Boston-Chicago. Significativo il record personale sui 42,195 chilometri: 2:18’47”.

7 luglio 2006 – Iniziano e si concludono il giorno dopo i campionati italiani su pista a Torino, città alla quale ha fatto traino sportivo l’euforia dell’Olimpiade invernale. Più che nell’assolo di Daniele Meucci nei 10.000 m (28’44”75) la qualità che spicca è quella dei 3000 siepi donne: vince Elena Romagnolo, beniamina di casa, in 10’05”47 davanti a Agnes Tschurtschenthaler (10’07”99) e Marzena Michalska (10’17”38). I 10.000 m delle donne offrono un bel duello fra la toscana Gloria Marconi e la veneta Silvia Sommaggio, risolta nel finale a favore della prima (33’08”46 contro 33’13”31). 

8 luglio 2006 – Mezzofondo in evidenza nel meeting di St.Denis, periferia di Parigi. Non si tira certo indietro, com’è suo costume, Kenenisa Bekele. I 5.000 m sulla pista francese sono anche una gara in famiglia, perché il fratello Tariku sarà quarto in 12’55”69, migliore prestazione etiope juniores. Kenenisa, all’arrivo, lo precede di circa quattro secondi: è primo in 12’51”32 davanti a Edwin Soi (Ken), 12’52”40, e a Moses Mosop (Ken), 12’54”46. Sotto il limite dei 13’00”00 anche l’ugandese Kiprop, 12’57”60, Joseph Ebuya (Ken), 12’58”03, e il marocchino Goumri (12’58”76). Nei 1.500 m colpisce il primo posto dell’ucraino Ivan Heshko in 3’31”08, che precede il keniano Kipchirchir (3’31”36) e il neo americano Bernard Lagat (3’31”48). Nei 1.500 m donne si afferma un nome nuovo: Yuliya Chizhenko (3’55”68).