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Tecnica di corsa: discesa per migliorare la falcata 

26 Gennaio, 2017
Foto: 123rf

Un tipico problema che limita i podisti amatori nell’esprimere al meglio il proprio potenziale organico è la ridotta efficienza meccanica cui, col passare degli anni, si aggiunge la perdita di efficienza. Per limitare gli effetti dell’invecchiamento fisiologico si può agire sull’aspetto bio-meccanico, con un paio di stimoli specifici alla settimana.

Oltre a dedicare tempo ed energie al potenziamento con sovraccarico, alla corsa in salita e all’interval training, suggerisco di usare la corsa in discesa come occasione per migliorare l’efficienza meccanica: una pendenza regolare, mai superiore al 2%, ovvero molto lieve. Si tratta di un falsopiano, un leggero declivio che consente sia di non avere un’azione di frenata, come invece avviene con pendii più ripidi, sia di allungare di una decina di centimetri la falcata rispetto a quando si corre in pianura. Avremo l’impressione di essere in gran forma, sia perché si corre più velocemente, sia perché lo sforzo sarà nettamente inferiore.

L’obiettivo tecnico della corsa in discesa non è correre più velocemente rispetto alla pianura, ma concentrarsi sull’allungamento della falcata e sull’azione di spinta dell’avampiede sul terreno. Questi due aspetti si possono accentuare variando la distanza di corsa. Quando le prove sono corte (dai 200 ai 400/500 m) la falcata è ovviamente più ampia e la fase di contatto dei piedi con il terreno è più reattiva. Allungando la distanza fino a 800/1.000 m, l’azione diventa meno intensa e incisiva. Non ci sono distanze da preferire, bisogna esercitarsi su entrambe.

Ogni tanto provate a sostituire una seduta di interval training classico e una di ripetute medie con una allenamento di corsa facilitata, il cui obiettivo, sottolineo, non è migliorare i propri record ma concentrare l’attenzione sull’aspetto meccanico (propriocettività) del gesto. Vi lancio una provocazione: provate addirittura a lasciare il cronometro a casa, sarete sicuri che la smania di andare forte non prevarrà sull’attenzione alla componente tecnica!

Nota: questo contributo rappresenta una sintesi del servizio intitolato “Running anti-aging: la “corsa facilitata”, pubblicato su Correre n. 388, febbraio 2017, a firma dello stesso Autore 

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