Rondelli: nelle gare di fondo qualcosa è cambiato

Foto: Giancarlo Colombo
Di: A cura della redazione

Non solo Keitany e Kipchoge: sta andando in archivio un 2018 con undici donne sotto il muro delle 2:20’ e dodici uomini sotto le 2:05’ in maratona. Risultati riconducibili anche a un metodo di allenamento profondamente innovato, che abbandona i tantissimi chilometri per privilegiare una maggior velocità di ripetute con più recupero attivo, oltre che a un mutato approccio mentale alla distanza regina.

Allenamenti moderni 

A cosa si deve questa esplosione di grandi risultati cronometrici? 

Meno lunghissimi e più allenamenti specifici a ritmi anche più veloci di quelli di gara. L’attuale ricetta vincente di allenamento sembra essere quella di non esasperare il numero di chilometri settimanali, ma piuttosto di velocizzare le ripetute sulle distanze comprese fra i 1.000 e i 1.500 m, con pause di recupero ridotte. Al tempo stesso, appare utile sollecitare ancora di più la meccanica di corsa con numerose e veloci ripetizioni di 400 m oppure con i classici fartlek protratti per oltre un’ora di lavoro. 

Più recupero attivo

Un’altra chiave vincente indispensabile per riuscire a far assorbire agli atleti questo nuovo tipo di allenamento qualitativo è aumentare i giorni di recupero attivo fra una seduta di qualità e quella successiva. 

Come lavoro più squisitamente organico con funzioni di resistenza alla distanza vengono utilizzate anche alcune sedute specifiche di fartlek aerobico, quasi sempre entro i 30 km, in cui gli atleti alternano chilometri corsi al ritmo del fondo medio a variazioni di velocità effettuate a ritmo gara di maratona oppure anche ad andature più sostenute. 

Il futuro

I grandi obiettivi sono l’abbattimento del muro delle due ore e il miglioramento del primato del mondo femminile di Paula Radcliffe (2:15’25”, Londra, 2003), un record spaziale che dura da ben 15 anni.

Sulla carta i due maggiori candidati a realizzare queste due ciclopiche imprese sembrano essere il keniota Eliud Kipchoge, già primatista del mondo della maratona con 2:01’39”, e la sua connazionale Mary Keitany, straordinaria protagonista a New York il 4 novembre scorso, che detiene il secondo tempo all time sulla maratona, ma il primo in una gara per sole donne, con 2:17’01”. 

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Nelle gare di fondo qualcosa è cambiato”, di Giorgio Rondelli, pubblicato su Correre n. 411, gennaio 2019 (in edicola a inizio mese), alle pagine 46-51.

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