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Quasi come Giovanna Epis 

Quasi come Giovanna Epis 

04 Gennaio, 2022
Il suo ostinato e quasi continuo progredire accende l’affetto e l’ammirazione di un numero sempre maggiore di appassionati, che in quell’ostinazione si riconoscono.

“Siamo tutti, un po’, Giovanna Epis. Non così bravi, magari, non così determinati, ma spesso ci troviamo, come la protagonista della nostra prima copertina dell’anno, in un punto della vita in cui c’è solo un’alternativa a fallire: superare sé stessi, consapevoli che continuerà a farci compagnia l’impressione che questo non basti, in una partita dove il verdetto ci sembra che non segua sempre le sole regole della meritocrazia. 

Lo strillo di copertina che la riguarda recita “Quando il lavoro paga” ed è una citazione di Pietro Mennea che pensò «Ma allora è vero che il lavoro paga» quando, piegato in due dallo sforzo, sentì gli urli dello sparuto pubblico accogliere il 19”72 che compariva sullo scassato tabellone luminoso dello stadio Universitario di Città del Messico, teatro il 12 settembre 1979 del suo record mondiale dei 200 m. È anche per questo, forse, che il suo (di Giovanna) ostinato e quasi continuo progredire accende l’affetto e l’ammirazione di un numero sempre maggiore di appassionati, che in quell’ostinazione si riconoscono.”

Questo, che avete appena letto, è un passaggio del mio editoriale pubblicato su Correre di gennaio. Perché Giovanna Epis?

Perché ci sono atleti che percepiamo bravi più per la volontà ferrea di migliorarsi con l’allenamento che non per l’innato talento, mantra dell’atletica che non di rado diventa ossessione.

I Mennea, appunto, ma anche i Panetta, i Bordin e più in generale la stragrande maggioranza delle donne e degli uomini del mezzofondo e della maratona che ammiriamo. Anche se i loro risultati disegnano rispetto ai nostri una distanza siderale, c’è quella percezione del loro perenne lavorare per migliorarsi che ce li fa sentire simili, simili all’idea di noi che ci ostiniamo a inseguire.

Forse la differenza più grande tra noi e Giovanna Epis ha un nome e un cognome: Giorgio Rondelli. La maggior parte dei lettori non ha un Rondelli che ti aspetta al campo e a questo, perdonerete la presunzione, cerchiamo di porre rimedio noi. Permettere la conoscenza della corsa è il nostro obiettivo, quella conoscenza documentata che sola aumenta la consapevolezza dell’immenso patrimonio di salute psico-fisica che la corsa mette a disposizione di ognuno di noi.

Due contenuti-esempio di questo obiettivo di Correre li trovate qui, assieme all’elenco dei 42 contenuti in 144 pagine del primo numero dell’anno.

Buona lettura e buona corsa. 

E buon 2022. 

 

 

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