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Performance: fino a che punto possiamo migliorare?

23 Novembre, 2017
Foto: 123rf

È uno degli stimoli più forti per ogni runner, soprattutto all’inizio: sapere che più ci alleniamo e più le nostre performance di corsa potranno migliorare. Già, ma fino a quando è lecito aspettarsi un miglioramento delle proprie prestazioni?

È questa la domanda a cui cerca di rispondere Lorenzo Falco, coach di molti runner. Nel suo contributo tecnico sul numero di dicembre di Correre, Falco analizza le variabili che determinano un progresso, una stasi o un decadimento delle qualità atletiche.

Ecco in sintesi tutti gli elementi che incidono sulla nostra prestazione.

Età

L’età, purtroppo, è un fattore negativo cui nessuno di noi può sottrarsi. Dal punto di vista fisiologico, si assiste a un naturale rallentamento (soprattutto dopo i 40-45 anni) che non è uguale per tutti, per differenze di lavoro, situazione famigliare e salute.

Peso

Non si scappa: per ottenere risultati ottimali nella corsa, occorrono peso corretto e massa muscolare adeguata. Il sistema cardiocircolatorio risulta infatti affaticato quando deve trascinare una massa imponente e, ai fini della corsa, inutile. Le articolazioni e i tendini, poi, se sottoposti a carichi eccessivi, vanno incontro a problemi.

Attitudine, talento

La prestazione, di qualsiasi livello, dipende strettamente anche da ciò che si realizza negli allenamenti, sia a livello di quantità (chilometri percorsi), sia a livello di qualità (allenamenti metabolicamente impegnativi, quelli citati nell’articolo di Pizzolato, ndr). Non tutti, però, riescono correre, ad esempio, 10 km in 33’ o una mezza maratona in 1:10’, pur allenandosi a dovere. Ognuno di noi ha un proprio limite fisiologico che dipende dalle qualità fisiologiche, dalla muscolatura e dalla predisposizione naturale alla corsa.

Allenamento

Se ci si allena troppo di rado la prestazione non migliora, sia in termini di efficienza sia in termini di miglioramento delle capacità di recupero, ma anche un eccesso di allenamenti rispetto agli obiettivi è controproducente: ha senso allenarsi 5 volte alla settimana per preparare bene una gara di 10 km? Così facendo, il corpo è sempre sovraccaricato e, sicuramente, qualche giorno di riposo supplementare può giovare al recupero fisico e psicologico.

Se stiamo invecchiando, non buttiamoci su distanze lunghe, blande e logoranti: manteniamo la grinta della velocità e del ritmo, senza cambiare le abitudini.

Infortuni

Gli infortuni sono determinati quasi sempre da condizioni di sovraccarico, come quando si decide di aumentare improvvisamente il proprio chilometraggio senza una programmazione mirata Attenzione anche a non esagerare con le prove veloci, se non si possiedono le giuste caratteristiche muscolari e coordinative per sopportarle.

L’atteggiamento mentale

Il consiglio è di divertirsi e di apprezzare i propri limiti. Lo sport va vissuto come una parentesi divertente ed emozionante, che non può e non deve annoiare o, peggio, innervosire. In tal caso, meglio dedicarsi ad altro.

Il potenziamento

La corsa è già di per sé una forma di potenziamento specifico. Il potenziamento in palestra o con esercizi mirati contribuisce a creare una valida base muscolare, facendo sentire i runner più solidi, efficienti e “compatti”, ma da solo non basta a soddisfare i propri obiettivi podistici.

La tecnica di corsa

Ogni runner ne sviluppa una propria ed è molto difficile da modificare e migliorare con gli allenamenti. Lunghe sedute di tecnica di corsa, poi, possono produrre uno stress muscolare marcato, che rischia di degenerare in infortunio.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Migliorare, sì, ma quanto?”, di Lorenzo Falco, pubblicato su Correre n. 398, dicembre 2017 (in edicola da sabato 25 novembre), alle pagine 24-28.

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