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Donne che cominciano a correre: il progetto “Cento principesse, una maratona”

Foto: archivio Maratona di Torino
Di: A cura della Redazione

100 Principesse di Torino è il nome del progetto ideato e realizzato da Carlotta Montanera (Running Charlotte), che i lettori di Correre hanno incontrato sul numero di settembre, nella prima puntata del viaggio nel mondo dei running blogger curato da Marco Raffaelli.

Il target

«Nella ricerca dei destinatari della mia iniziativa di promozione del running non ho puntato sul sedentario che non ha voglia di alzarsi, ma sulle donne che non hanno tempo nemmeno di alzare la testa dai loro impegni quotidiani, quelle che al mattino, quando fanno la lista delle priorità della giornata, mettono sé stesse, sistematicamente, all’ultimo posto della classifica» spiega Carlotta.

L’obiettivo

Esperta di marketing e con un patentino Fidal da istruttore, la Montanera non si nasconde: «L’obiettivo non poteva essere la maratona: in quanto a corsa, le principesse sono partite da una base zero e in questo tipo di donne la filosofia “wonder woman” non attecchisce. In queste vite il sogno è il benessere, la salute, una visione di sé stesse dove il divertirsi non si traduca in senso di colpa. Detto questo, non volevo rinunciare alla dimensione mito che il brand “maratona” rappresenta, al suo fascino per tutti, runner o non runner».

E qui entra in campo Monja Trevisiol…

«Tennista, istruttrice di tennis e in buona forma, era chiaro che con una normale preparazione Monja avrebbe potuto completare i 42,195 km. Ma il motivo per cui l’ho scelta è che Monja è portata a trasferire il proprio entusiasmo alle persone con cui entra in contatto. Per questo è diventata l’architrave del progetto».

Una rete attiva

«Lo staff della maratona di Torino ci ha accolto e ha favorito in ogni modo la nostra iniziativa. Monja ha corso tutta la maratona, le altre avrebbero dovuto scortarla dandosi il cambio per frazioni di 5 km, in una staffetta collettiva. Chi se l’è sentita, però, ha corso anche gli ultimi chilometri della gara assieme al “capitano”. Hanno rinunciato in poche, soprattutto per impegni famigliari – tanto per cambiare».

«L’obiettivo vero, però, non si è esaurito sul traguardo della maratona di Torino. Quello a cui tenevo e tengo è che queste persone attivino una rete di donne che attraverso l’occasione della corsa si supportino e motivino vicendevolmente, trasmettendosi la motivazione a non desistere.»

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Cento principesse, una maratona”, a cura della redazione, pubblicato su Correre n. 411, gennaio 2019 (in edicola a inizio mese), alle pagine 40-41.

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