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Con i piedi a papera

19 Agosto, 2020
Foto: 123rf
Come si svolge l’appoggio del piede? Luca De Ponti ci guida a osservare nel dettaglio le fasi di contatto del piede col terreno, soffermandoci sui possibili aspetti negativi di un’extra rotazione verso l’esterno.

Il nostro esperto, Luca De Ponti, apre l’articolo di Correre di agosto analizzando la successione di movimenti che caratterizzano il momento di contatto fra il piede e il terreno: il primo impatto è di solito con la parte esterna della scarpa, da cui deriva il consumo del battistrada, posteriormente e all’esterno. Si ha poi il movimento di pronazione con la rotazione del piede all’interno e l’allungamento del tibiale posteriore: a questa fase seguono lo stiramento e il caricamento della muscolatura del polpaccio, che proietta successivamente il corpo in avanti, accompagnato da un movimento del piede definito di supinazione. De Ponti puntualizza, quindi, come pronazione e supinazione siano due movimenti successivi l’uno all’altro e non in antitesi.

Le cause di un’extrarotazione del piede 

Il chirurgo ortopedico passa poi a spiegare le cause di un’extrarotazione del piede, con la punta del piede deviata verso l’esterno: “Dipende dal grado di de-rotazione dell’anca in relazione allo sviluppo scheletrico e dalla proiezione del piede rispetto all’asse del ginocchio”. 

“Un piede extraruotato – precisa ancora De Ponti – si inserisce nel gesto atletico con le seguenti caratteristiche:

• tempi minori relativi alla pronazione;

• esasperazione del carico mediale nella fase finale della pronazione stessa;

• dispersione di parte della forza del tricipite della sura per il caratteristico asse del piede rispetto alla direzione del corpo;

• possibile e frequente eversione del retropiede nella fase di spinta.” 

Possibili rimedi

Prima di concludere l’articolo passando al vaglio i possibili rimedi, De Ponti elenca alcuni effetti negativi legati alla extrarotazione del piede:

• il lavoro alterato del tendine di Achille in stiramento;

• un eccessivo carico mediale con stress della fascia plantare;

• un iper-stiramento del tendine del tibiale posteriore;

• la possibilità di una deviazione in valgo dell’alluce per il carico eccessivo sopportato dall’articolazione metatarso-falangea del primo raggio;

• un sovraccarico del secondo raggio del piede con metatarsalgie e fratture da fatica.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Con i piedi a papera”, di Luca De Ponti, pubblicato su Correre n. 430, agosto 2020 (in edicola a inizio mese), alle pagine 48-49.

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