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In caso di overtraining: ecco come agire su mente, corpo e alimentazione 

23 Novembre, 2017
Foto: Pierluigi Benini

“È raro che un atleta agonista non sperimenti, almeno una volta nella vita, la cosiddetta sindrome da superallenamento. Si tratta di un progressivo esaurimento delle capacità di risposta del surrene a uno stimolo stressante molto prolungato (ad esempio una serie di sedute pesanti di allenamento o di gare molto ravvicinate senza adeguati tempi di recupero). Per capire come possa verificarsi questo sovraccarico è necessario approfondire cos’è e come funziona lo stress nello sportivo”.
Con questa premessa, Luca Speciani affronta il tema dell’overtraining nella sezione “Salute” di Correre di dicembre.

Lo stress e i suoi rimedi

Si parla di stress, quindi, e di quali siano i mezzi a nostra disposizione per attenuarlo ed evitare di incappare in patologie debilitanti a livello fisico e mentale. Nello sportivo, queste sensazioni di prostrazione ed esaurimento possono essere dovute al superallenamento, che con la depressione, infatti, condivide la stessa radice biochimica e fisiologica: l’esaurimento surrenale.

Ecco perché Speciani analizza i processi che si innescano nell’organismo e il ruolo chiave svolto dal cortisolo surrenale.

Lo stress, infatti, come la paura e in generale le emozioni forti, sono eventi psichici che smuovono profondamente i centri ipotalamici all’interno del cervello, facendo partire una cascata di segnali verso l’ipofisi, che a sua volta secerne ormoni diretti al surrene, responsabile dell’immissione in circolo di cortisolo e adrenalina, i cosiddetti ormoni del fight or flight (combattimento o fuga).

Combattimento o fuga

“L’effetto combinato delle due sostanze  ̶  spiega Speciani  ̶  è appunto un’attivazione dell’organismo al combattimento o alla fuga: il cuore batte più forte, il livello di zuccheri nel sangue si alza, molto sangue viene inviato ai muscoli (a spese di organi meno “urgenti”), il cervello elabora rapidamente ogni informazione utile, il respiro diventa veloce, il sistema immunitario si ferma (per non portare via risorse preziose) e le piastrine (in previsione di una ferita) si portano verso la superficie per provvedere a una veloce cicatrizzazione. In pratica, in pochi istanti, passiamo da una situazione di completo relax a un aggressivo assetto di guerra. Che è ciò che succede quando ci attiviamo per una prestazione sportiva agonistica.”

Il riposo, questo sconosciuto

Un’attivazione che, però, ha durata limitata: “Nell’atleta  ̶  precisa Speciani  ̶   questo accade quando si è dovuto attingere al turbo del cortisolo surrenale per un periodo prolungato, senza mai concedersi il riposo che sarebbe servito al ripristino di quanto consumato. Se poi si pensa che il cortisolo ha come immediato precursore il famigerato colesterolo si capisce perché alcune persone, magari condizionate dalle martellanti pubblicità truffa che inducono a tenere bassissimo il colesterolo, siano più a rischio di esaurimento surrenale di altre.

La spiegazione del nostro medico nutrizionista si addentra poi nel capire il perché del sintomo più evidente dello stress come del superallenamento, ovvero la prostrazione, e arriva a spiegare gli effetti biologici e i filtri cognitivi indicando infine come anche dall’alimentazione possa arrivare un aiuto importante per risalire la china e ritrovare equilibrio nella mente e nel corpo.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Parliamo di stress”, di Luca Speciani, pubblicato su Correre n. 398, dicembre 2017 (in edicola da sabato 25 novembre), alle pagine 62-65, integrato da un contributo di Lyda Bottino dal titolo “Il legame con la depressione”.

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