Lo squat naturale

Alla scoperta dello squat naturale

Foto: Correre Naturale
Di: A cura della Redazione 

Siamo appena all’inizio del 2018, ma la nuova rubrica di Daniele Vecchioni sta già raccogliendo parecchi consensi. Dopo la prima “puntata”, dedicata alla corsa naturale rigenerante, nel numero di febbraio Vecchioni ci spiega l’esercizio dell’accosciata completa, utile a migliorare la nostra mobilità.

Un gesto spontaneo

Lo stile di vita attuale ci costringe ad abitudini che contrastano con ciò di cui il nostro corpo ha realmente bisogno: muoversi. L’allenamento occupa solo una parte minima delle nostre giornate e le posizioni che assumiamo nella vita di tutti i giorni influenzano la nostra corsa tanto quanto l’allenamento stesso.

Un articolo non è abbastanza per affrontare la vastità di questo tema, per cui ho deciso di concentrarmi su una posizione: lo squat naturale. È un gesto che si inizia a compiere in tenera età e presenta notevoli vantaggi strutturali per il nostro corpo. Attenzione: non ha nulla a che vedere con lo squat insegnato in molte palestre.

I benefici dello squat naturale

Potremmo definire lo squat naturale la posizione che madre natura ha scelto per permetterci di svolgere una serie di compiti con un ruolo chiave nella nostra evoluzione, tra cui:

– riposare, permettendo inoltre un’ottima azione di stretching delle catene cinetiche degli arti inferiori;

– mangiare;

– assolvere ai bisogni fisiologici;

– raccogliere e sollevare oggetti;

– piantare e curare il terreno;

– lavorare in una posizione stabile;

– lavarsi;

– partorire.

Come si esegue

Lo squat è la postura in cui il peso del corpo è scaricato sui piedi, con le ginocchia e le anche piegate. Nella forma più corretta dal punto di vista biomeccanico, la persona piega le gambe arrivando con i glutei a sfiorare il terreno, mantenendo la colonna vertebrale diritta e tutta la pianta dei piedi appoggiata saldamente a terra.

Inizialmente può non essere facile, provate ad aiutarvi con un rialzo sotto i talloni, la cui altezza varierà a seconda della vostra mobilità. Se non riuscite a farlo senza rialzo, avrete individuato un vostro punto debole: la mobilità articolare e il corretto range di movimento dell’articolazione della caviglia. Non ignoratelo!

Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Alla scoperta dello squat naturale”, di Daniele Vecchioni, pubblicato su Correre n. 400, febbraio 2018 (in edicola da mercoledì 31 gennaio), alle pagine 78-82.

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