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Allenamento in altura, il “doping” naturale dei corridori

Allenamento in altura, il “doping” naturale dei corridori

Reso purtroppo attuale dal moltiplicarsi di eclatanti casi di doping, il dossier tecnico “Speciale Altura” occupa 10 pagine di Correre di luglio.
L’allenamento in ipossia, ovvero in carenza di ossigeno, rappresenta da molto tempo uno strumento efficace per migliorare le prestazioni di media e lunga durata, di corsa ma anche nel ciclismo, nel triathlon come nello sci di fondo. Subito una precisazione importante: pur essendo una metodica adottata da decenni ed empiricamente testata, a livello teorico si sta ancora cercando di determinare con precisione quali adattamenti avvengono in quota e come sfruttarli nel processo di allenamento.

Huber Rossi affronta l’argomento analizzando i seguenti punti:
1. classificazione dell’altura in relazione ai metri di altitudine (con una mappa dei “santuari” del running);
2. come peggiora la prestazione all’incremento della quota (ipossia acuta);
3. adattamenti ematici principali legati all’allenamento in quota (ipossia cronica);
4. adattamenti non ematici;
5. a quale altitudine bisogna allenarsi per avere i maggiori benefici?
6. Quanto tempo deve durare la quota per essere efficace?
7. Quale beneficio può avere la performance a livello del mare dopo l’allenamento in altitudine?
8. Dopo quanto tempo è meglio gareggiare al rientro dalla quota?
9. Evoluzione dell’allenamento in quota (metodiche “Lhtl” e “IHT”);
10. in quale condizione occorre presentarsi per sfruttare al meglio il periodo di preparazione in quota?
11. Allenamento degli atleti kenioti in quota.
12. In che modo la preparazione in altura può essere utile anche agli appassionati di ogni livello.

A corredo del dossier, ecco “Quando l’ossigeno diventa oro”: le Predazzo, Livigno e St.Moritz care a Baldini, l’Asiago di Cova, il Sestrière di Bordin, il Kenya di Valeria Straneo e l’Albuquerque di Leone. Campioni e allenatori ricordano i luoghi in cui hanno preparato le pagine migliori. (di Danilo Mazzone)

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