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Alex pensa a Tokyo e spera: “Sono ancora un atleta”

19 Febbraio, 2021
Foto Giancarlo Colombo

L’assoluzione dalle accuse di doping, i torbidi dettagli del complotto e le speranze ancora vive di tornare a marciare a livelli competitivi. Alex Schwazer e Sandro Donati si raccontano.

C’è una data chiave nella vicenda che ha coinvolto il marciatore Alex Schwazer ed è il 16 dicembre 2015. In quel giorno l’agenzia mondiale antidoping ha deciso che due settimane dopo, i suoi incaricati avrebbero bussato alla porta dell’altoatesino per un controllo a sorpresa.
A rivelarlo, ai microfoni di Radio 24 è l’allenatore di Schwazer, Sandro Donati che aggiunge un dettaglio molto importante: “Il giorno precedente, il 15 dicembre, due medici federali erano stati accusati di coinvolgimento per il caso di positività al doping relativo alle Olimpiadi di Londra 2012. Una strana coincidenza…”.

Alex Schwazer in allenamento seguito da Sandro Donati
(foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo

Colpire Alex Schwazer per colpire Sandro Donati, l’uomo che in tutta la carriera ha combattuto il doping in prima linea?
E’ una delle ipotesi che emergono dopo l’assoluzione del marciatore relativamente ai fatti del 2016. Ad avanzarla sono gli stessi protagonisti.

Il database con i valori ematici anomali

“Quando lavoravo  per la Wada misi le mani su un gigantesco database sequestrato a uno degli indagati. Conteneva una montagna di dati su valori ematici anomali riscontrati negli atleti. Mi domandai com’era possibile. Come mai questi dati erano stati raccolti e non c’era stato un seguito? Come mai c’è una struttura antidoping mastodontica e poi i casi di positività rilevati si riducono allo 0,3-0,4%, cioè un’inezia?”

“Penso inoltre che l’intera storia della collaborazione tra me e Alex non sia piaciuta. Io non avevo mai collaborato con un atleta che aveva avuto a che fare con il doping. Volevo però dimostrare che con un allenamento perfettamente calibrato e senza uso di sostanze si possono raggiungere importanti traguardi. Nel periodo in cui l’ho allenato, Alex veniva testato sistematicamente da professionisti ospedalieri da me coinvolti. Non c’è mai stato un atleta così controllato ed il suo controllore ero io. Impossibile sfuggire…” 

Sandro Donati (Foto Giancarlo Colombo)

“Credo che fare del male a me significasse fare del male a Donati – rincara lo stesso Schwazer sempre ai microfoni di Radio 24 – un uomo che nella lotta all’antidoping ha fatto cose che nessuno ha fatto e che nessuno mai farà”.

Se Donati cita solamente Gianni Malagò e il segretario Carlo Mornati del Coni come persone “che mi sono state vicine in questi anni” oltre anche al legale della Fidal nelle fasi conclusive del processo, Schwazer pensa alla famiglia e agli amici più intimi.

Olimpiadi di Tokyo, un sogno praticabile

Dopo l’inferno di questo periodo funestato dal complotto adesso è il momento di guardare al futuro. Le Olimpiadi sono un miraggio?

“Per me la cosa più importante era dimostrare la mia innocenza – spiega Alex – finché c’è speranza di qualificarmi io continuo ad allenarmi. Fisicamente mi sento bene, ma mi alleno nel tempo libero. Farlo in maniera professionale è un’altra cosa: se passo da un allenamento a due potrei anche farmi male… chi può dirlo? Nonostante ciò io mi sento ancora un atleta e continuo a ragionare e a comportami come tale”.

Donati: In Italia nessuno può batterlo

Più esplicito a riguardo è Sandro Donati: “Alex deve lavorare perché ha una famiglia da mantenere e in tutta questa storia ha sborsato un sacco di soldi per le spese legali. Ma con il poco allenamento fatto posso tranquillamente dire che in Italia non c’è nessuno in grado di fare meglio di lui. E io penso che in due mesi di preparazione mirata possa essere competitivo a livello internazionale: io so che potrei portarlo a una condizione in cui sarebbe difficile batterlo”.

Roma 8 maggio 2016 Iaaf World Race Walking Team Championships -Coppa del Mondo di Marcia. Nella foto: Alex Schwazer con Sandro Donati vincitore della 50Km di marcia
(foto di Giancarlo Colombo/ A.G.Giancarlo Colombo)

Ora la palla passa alla giustizia sportiva (e quindi al Tribunale di Losanna) che dopo l’esito della giustizia ordinaria dovrà decidere se annullare la squalifica e riammettere Alex Schwazer alle gare.